Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <242>
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Mario Pastore
ste erano le tariffe iniziali: perchè esse venivano di anno in anno ritoccate, in aumento o in diminuzione, so proposta della Camera di Commercio, che determinava in anticipo l'ammontare della spesa occorrente per le visite doga­nali e la repressione delle frodi durante tutto Tanno seguente. E la Camera era incaricata della riscossione, per cui aveva sul porto un proprio ricevitore. Ma la repressione delle frodi doganali era la minore delle preoccupazioni per il governo pontifìcio, che anzi era perfettamente al corrente e largamente permetteva che ogni prelato di passaggio per Civitavecchia esercitasse a tempo perso e con suo profitto quel tanto di contrabbando che consentivano i suoi mezzi di trasporto.
Il motivo vero per cui il governo non vedeva di buon occhio il libero ap­prodo dei bastimenti esteri a Civitavecchia, era ben diverso: era quello del sospetto politico. Si temeva il diffondersi delle idee liberali, che fiorivano altrove: si voleva impedire che da Civitavecchia entrassero nello Stato pontificio gior­nali e scritti sediziosi e che potessero accrescere il desiderio di libertà del popolo. E quindi scopo precipuo del balzello era che si potessero sottoporre a minuta visita le navi quando entravano in porto o nel non concedere lo sbarco finché non si fosse acquistata la sicurezza che non ne sarebbe venuto quel danno politico che il governo intendeva ad ogni costo evitare.
Ben diverso invece da quello governativo l'atteggiamento della Camera, che per la prosperità del commercio e della produzione locale, mostrava interesse ad una repressione seria e totale del contrabbando, anche di quello che risultava appannaggio degli ecclesiastici. Lo si legge chiaramente in ogni istanza che, direttamente o tramite il gonfaloniere, veniva inoltrata al Ministero.
L'enorme contrabbando ed i forti dazi fanno sì che i generi di contrab­bando si vendino a saggi più miti del loro giusto prezzo e che i nostri langui-schino nei fondachi . E non era un'esagerazione. Racconta lo Stendhal, che fu console di Francia in Civitavecchia dal 1831 al 1841, che qualsiasi cardinale o prelato si trovasse a passare per Civitavecchia la sua gente si recava presso i commercianti di tessuti, offrendo il trasporto a Roma della loro merce: il guadagno ne veniva tradizionalmente diviso a metà in quanto ai venditori si usava richiedere la metà dei diritti doganali per l'introduzione in Roma delle loro stoffe. E aggiunge: la quantité des marchandises emportées par les voi-tures du Pape lors de ses dernièrcs visitcs est incroyable... . D'altra parte deprecava invece la Camera ogni vessazione, ogni ostruzionismo cui eran sot­toposti i vapori in transito da parte della dogana e della polizia locale. E il fatto che si vuol rimuovere è indicato con tutta chiarezza nelle diverse istanze e progetti per il rifiorire del commercio in Civitavecchia: ... per fatto del sig, commissario straordinario di polizia locale, si visitano tutti i bastimenti che approdano nel porto, si ritarda loro la libera pratica e si aprono e balle e casse e colli per misure dirette ad impedire l'introduzione di stampe e libri o anche Le visite vessatorie alle porte della città, gli agguati della forza di finanza sulle pubbliche strade in modo di sorpresa e d'allarme sono motivi troppo pe­santi al commercio ed al trafficò di terra e di mare .
Un atteggiamento dunque del tutto liberale aveva assunto la Camera nella questione, anche se dovuto a considerazioni economiche. Ma economia e poli* tica, sempre e dovunque strettamente connesse, lo erano ancor più in Civita­vecchia, per ripeterlo con Farge*: Une ville de commerce où l'envie de gagner de l'argent y eelipse presque entièrement les penchantB potitiques. La propcn*