Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <243>
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La Camera di commercio di Civitavecchia 243
sione dei commercianti era inevitabilmente per un regime di libertà; e forse, v'era anche una ragione di interesse economico diretto della Camera, che, se si fossero limitate le spese per le visite doganali, avrebbe potuto disporre per le proprie esigenze delle rimanenze del gettito della tassa-collatico. La Camera si procurava infatti i fondi necessari per il suo funzionamento con ima imposta addizionale che veniva versata dai commercianti e non era certo agevole au­mentarne il gettito; i rappresentanti della categoria avevano tutto l'interesse anzi ad evitare che si riversasse su di loro l'odiosità di un simile provvedimento.
Ovviamente le cure precipue dell'Istituto e i suoi più numerosi interventi presso le autorità statali sono relative all'attrezzatura e all'ingrandimento e rifacimento del porto. Si volevano creare in Civitavecchia condizioni tali di comodità e di favore per la navigazione da far preferire quell'approdo agli altri porti del Tirreno.
Di notevole interesse a questo riguardo un progetto, conservato in atti, per l'ampliamento del porto che venne però attuato solo molti anni dopo. Contribuì pure la Camera sia con. le sue replicate istanze sia con versamenti di denaro proprio al rifacimento della città che venne disposto dal papa Gre­gorio XVI nel 1835, con l'abbattimento di un lungo tratto di mura e dei fianchi interni degli ultimi baluardi della cerchia di San Gallo. Né lasciava intentata alcuna via per attirare in Civitavecchia in maggior quantità commercianti e turisti. La vita di Civitavecchia, tutta dedita al commercio, non appariva di eerto molto divertente. Lo stesso Stendhal, benché innamorato del dolce clima della città e conquistato dall'indole allegra e vivace della popolazione, lamentava l'assoluta mancanza di movimento, all'infuori di quello commerciale, e la uniformità pigra e tediosa della vita cittadina. La Camera prese numerose ini­ziative a questo riguardo: fondazione di una compagnia filodrammatica, rap­presentazioni teatrali, concerti, organizzazioni di feste popolari, perfino delle corride alla spagnola, che vennero però vietate dal Commissario Straordinario pontificio. E contribuiva con erogazioni più o meno generose a sovvenzionare le iniziative altrui dirette a render la vita cittadina meno tediosa.
Di altre funzioni statali venne investita la Camera nel corso della sua vita: la statistica delle ditte commerciali, per cui venne istituita un'apposita Com­missione chiamata Giunta per la Statistica ; e il controllo e la verifica dei pesi e delle misure, compito che oggi è demandato agli Unici metrici provinciali, alle dipendenze del Ministero dell'Industria e Commercio.
Ma altre due iniziative della Camera possono destare un certo interesse perchè, nonostante il tempo trascorso, conservano un certo sapore di attualità.
Nell'intento di rendere meno gravoso possibile il servizio portuale, la Ca­mera richiese e talvolta ottenne, che venissero tolti alcuni balzelli, come nel caso della tassa di lanterna, rimanendo le spese per il servizio del faro, in se­guito all'abolizione, a carico dell'erario. Fra gli altri quello della pubblica pesa coattiva. Tutte le merci in transito erano, cioè soggette a pagare un tanto per il servizio della pesa pubblica anche se non v'era alcuna necessità di verifi­carne il peso.
Per quanto l'imposta, che derivava dall'offerta del servizio della pesa pub­blica, non fosse eccessivamente gravosa, pure i commercianti la trovavano particolarmente irritante: e fu perciò ritenuto conveniente abolire la coattività del servizio, rimanendo peraltro <c conservata la stessa pesa solamente come facoltativa e spontanea, forme a favore del Pubblico Erario per coloro che vor-