Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <244>
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244 Mano Pastora
ranno farne uso, lo tasse già solite sinora a pagarsi . Ebbene lo stesso balzello per pesa pubblica coattiva veniva pagato fino all'anno scarso in molti dei mer­cati generali di gestione comunale e nonostante le continue lamentele dei com­mercianti soltanto recentemente la legge che disciplina la gestione dei mercati, ha trasformato in libero servizio la pesa coattiva.
Come si è avuto occasione di accennare, il servizio prestato dai membri della Camera avrebbe dovuto essere del tutto gratuito. Ma non trascurarono essi qualche buona occasione per assicurarsi almeno qualche piccolo vantaggio in compenso dei loro disturbo: invalse così l'uso, tutt'altro che posto in oblìo dalle Camere di Commercio attuali, di coniare medaglie ricordo d'oro e d'argento per le visite fatte alla Camera da eminenti personalità; e non venivano offerte, come è ovvio, solo ai visitatori.
Si è già accennato in precedenza all'atteggiamento liberale della Camera di Commercio, determinato soprattutto da ragioni economiche: ma potrebbe riuscire utile un attento studio della documentazione per ciò che riguarda il suo atteggiamento politico durante il governo della Repubblica Romana, cui i commercianti di Civitavecchia aderirono con entusiasmo, dopo l'allontana­mento del Delegato apostolico. Due fascicoli devono essere segnalata a questo proposito: uno relativo al prelievo di 1599 scudi, effettuato sui fondi della Ca­mera, ovviamente con il consenso del Vice Presidente, anche se poi definito abusivo, da parte del Governo Repubblicano e l'altro contenente le minute di attestazioni di buona fede e benemerenza repubblicana rilasciati dalla Camera a cittadini che si recavano per affari a Roma.
Pure in Civitavecchia la libertà durò poco: è in base all'occupazione di questa città che l'Oudinot potè muovere con sicurezza contro Roma e mante­nersi sul territorio dello Stato dopo la sconfitta inflittagli da Garibaldi, fino all'arrivo dei rinforzi necessari per riprendere l'avanzata. E da allora fino al 1870 Civitavecchia vide spesso i soldati francesi: ma, forse perchè rimasta l'unica via di comunicazione marittima dello Stato pontificio, il suo commercio fiorì e la città si accrebbe. Il numero dei suoi abitanti inferiore agli ottomila nel 1849 raggiunse nel 1870 gli undicimUacinquecento. L'occupazione del Lazio da parte del Regno d'Italia, sembra inizialmente tornare a danno della città, che vede il suo porto subire la concorrenza di quelli ben più attrezzati di Li­vorno, di Gaeta e di Napoli.
I nuovi dirigenti della Camera, che i vecchi membri avevano dato le loro dimissioni e non avevano voluto accettare di essere rieletti, si fecero subito interpreti di questo stato di disagio. Al Congresso generale delle Camere di Commercio d'Italia, tenuto in Napoli nel 1873, essi si presentarono con un or-din1! del giorno che chiedeva l'intervento statale per sanare la disastrosa situa­zione creatasi in Civitavecchia.
Ma il lento e graduale inserimento della città nella vita nazionale doveva assicurare a Civitavecchia il rifiorire delle sne attività commerciali: agli inizi del secolo il suo porto era al 7 posto del regno per il movimento merci e la sua popolazione* in soli SO anni, era più che raddoppiata.
MARIO PASTORE