Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <263>
immagine non disponibile

Libri periodici 263
altrui al male Promessa che Lu rad Là non man tenne, poiché il suo zelo non fa per nulla affievolito dalla vicenda giudiziaria anzi lo vediamo, appena Ubero, girar per le varie città della Romagna a far discorsi insurrezionali e intervenire alle frequenti riunioni carbonare per trattare dell'opportunità di collegarsi, nell'agitazione, assieme con la Lombardia. Ed e da credere clic, mortogli il padre dopo una grave malattia nel maggio del 1819 lasciando in miserabili condizioni finanziarie, la famiglia, egli si sia deciso a tra­sferirsi a Milano con la speranza di trovarvi qualche mezzo di guadagno confacente alla sua cultura, ma indubbiamente pur con l'intento di creare anche li, o nella regione, vendite segrete e di metterle in relazione con quelle esistenti nelle sue terre. A Milano, disponendo di ottime commendatizie (a Forlì era molto stimato per le sue manifestazioni artistiche anche dalle classi aristocratiche) ebbe ben presto impiego presso la Casa Ricordi non come tipografo, come di solito si legge nei testi, ma come correttore e vice direttore, però con stipendio non troppo biute, sicché egli dovette, sin d'allora, dar lezioni private di musica per campare alla belle e meglio. Nella quaresima del '20 conobbe Carlotta Marebionni. la brillante attrice favorita dal pubblico e di lei s'innamorò perdutamente; e in casa della Marebionni s'incontrò con Silvio Pellico, con il quale contrasse, come ognun sa, un'amicizia caldissima, rinsaldata poco dopo per sempre dalla comune sventura. Ma al proposito la Lograsso con nuove valide testimonianze ha sfatato, e vogliati! sperare definitivamente, l'infame leggenda, anzitutto che il Maro ncelli aggregò l'amico alla Car­boneria senza quasi interpellarlo e, secondariamente (e l'accusa è ben piò trista) che, arrestato e imprigionato a Santa Margherita il 6 ottobre in seguito alla perquisizione fatta nella sua camera dell'albergo Lombardia, egli accusò il Pellico per salvare se stesso. L invece certo, all'opposto, che il Pellico, prima di conoscere il Maroncelli, aveva avuto di già qualche contatto con hi Carboneria e che l'arresto suo non va attribuito a colpa dell'amico, perchè il Pellico già da tempo era in sospetto della polizia per l'operosità che dava al Conciliatore. A conforto delle prove addotte dalla Lograsso mi par opportuno qui ricordare che sin dall'ottobre del *18 lo Strassoldo scriveva al governo di Vienna, avendo avuto l'incarico di riferire sui collaboratori del periodico, che le teste più-pericolose eran particolarmente due: il Pellico e il Di Breme. E negli undici lunghi, mintiti, spossanti, tormentosi interrogatori cui fu messo alla prova dalla dialettica terribile del Salvotti egli non rovinò nessuno deliberatamente e se qualcosa si lasciò sfuggire senza però mai smen­tirsi fu con il proposito (e in questo forse errò) di ottenere la sovrana clemenza, non solo per sé (sia ben inteso) ma anche per i suoi congiunti, della cui sorte (son parole scritte dallo stesso Salvotti nella sua requisitoria) pareva calesse più. della propria. D'altronde, si domanda giustamente Là Lograsso, come si {(piegherebbe l'affetto da cui fu attorniato il Maroncelli dai compagni di prigionia se egli li avesse traditi ?...
Sui trattamenti spesso inumani cui furono sottoposti i prigionieri allo Spielberg la A. non poteva in verità portare testimonianze nuove dopo i documenti trovati, tra gli altri, dal TangI, dal Quattone, dal Luzio, dal Sandonà, documenti ebe confermano la piena esattezza dei racconti del Pellico e del Maroncelli nelle sue Addizioni e che smenti­scono senza alcuna riserva le sfacciate falsità, ad esempio, dello Zanotti e del Rimeri. Basterà, al riguardo, almeno ricordare che i detrattori del povero Maroncelli ebbero persino il coraggio di sostenere, anche di fronte alle affermazioni più recise, che l'in fermi tà della sua gamba fu cagionata non da IP irritazione dei ceppi troppo stretti, ma nientemeno da un male innominabile contratto in gioventù. Su di una questione, però, di una certa importanza avrei desiderato che si fòsse un po' più estesamente soffermata la Lograsso, e cioè sulla condotta riprovevole di don Stefano Paulovick, riprovevole non tanto per le sue insistenze con i prigionieri per indurli a confessioni di complici (codesta era la funzione che gli era stata imposta dall'alto) quanto, e piuttosto, per le vessazioni vieppiù accresciute ch'egli costantemente suggeriva a Vienna di propria iniziativa, come ne diodo sicura notizia II Montini nella Bua ottima relaziono svolta nel 1956 al nostro congresso di Messina, relazione che ò del tutto sfuggita olla A. Per altro i capitoli che fauno seguito alla liberazione del Maroncelli e dell'amico Silvio e specie quel che trattano dell'esilio del primo sono indubbiamente i piò interessanti di tutta l'opera egregia, perchè dello