Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <264>
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264 Libri e puri odici
ultimo perìodo della vita dell'infelice munire ci offrono, sulla base di fonti dianzi inesplo­rate, copiose, ignorato rivelazioni. Sappiamo cosi ora, ad esempio, con certezza che, tor­nato in Italia, gli fu negata la consolazione di rivedere la madre e lu sorella, fu scacciato da un Inogo all'altro come un cane e sempre sorvegliato dalle autorità che lo ritenevano un individuo tra i più nocivi non solo per il suo passato, ma specialmente adesso, perchè, ovunque andasse, mostrava, con la sua gamba mutilata e con il suo viso patito, di che cosa fosse capace contro i carbonari il governo assoluto di Vienna. Perciò fu costretto, povero in canna, ad avviarsi, a Parigi assieme con il fratello Francesco (anche lui perse-* guitato dalla polizia), perchè sapeva che a Parigi di solito le vittime delle oppressioni politiche erano accolte con simpatia e per lo più generosamente aiutate.
E in effetti, appena giuntovi, egli fu confortato dalle sincere dimostrazioni di stima della regina Amalia, del generale La fa vette, che fu largo con lui di aiuti e di raccomanda' zioni (fu anche ricevuto dal re Luigi Filippo, cui chiese soltanto, e ciò mi par debba essere ben rilevato, di intercedere in favore dei compagni che ancora languivano nello Spielberg), della Bclgiojoso, che Io volle presente ai suoi famosi ricevimenti del sabato cui conveni­vano illustri personaggi. Da molti amici fu esortato a pubblicare il racconto delle sue tristi vicende e i versi composti in carcere e ben presto furono raccolte all'uopo seicento sottoscrizioni più che sufficienti per coprire le spese di stampa; ma il proposito ondò fallito perchè, per la mutata situazione politica, i patrioti italiani cominciavano ad essere abbandonati al loro destino. Per altro egli si occupò della traduzione in francese de Le mie prigioni dell'amico Silvio, uscita per merito del Latour (1833), cui fornì pure i dati biografici inseriti nella prefazione, e le varie note nel testo; dati e note che ottennero, contrariamente a molte gratuite insinuazioni, l'approvazione piena del Pellico. Collaborò anche attivamente al periodico italiano L'esula, fondato dai nostri emigrati (di esso com­parvero quattro volumi, che attendono ancora un'attenta disamina) con articoli dedicati albi musica italiana e a teorie letterarie, ma queste ultime con idee piuttosto eterogenee e fantasiose. Sebbene molte persone influenti si adoperassero in suo favore, il nostro mutilato a fatica potè a Parigi trascinare resistenza, vivendo unicamente di lezioni pri­vate. Conosciuta una cantante tedesca, Amalia Schncider, donna di molto talento e di delicato sentire, se ne innamorò, e poiché essa gli corrispose, il 1 agosto del 1833 si uni­rono in matrimonio. E il 24 del mese stesso, avendo la Schneider ottenuto un contratto per l'America, i due sposi se ne partirono, calorosamente salutati dagli amici, e portando con sé raccomandazioni per influenti personalità degli Stati Uniti, procurate loro dalla squisita cortesia del Lafayette.
Sul soggiorno in America del Maroncelli qualcosa giù sapevamo, ma assai succinta­mente, da un vasto lavoro, del 1938, da me qui recensito (non è citato, però, dalla Lograsso), sulla cultura americana e il contributo portatovi dagli Italiani, di Angelina La Plana. Ma la nuova studiosa ne discorre con salda conoscenza in cinque succosi capitoli, nei quali ci informa che il Maroncelli, più che non si creda, vi godette larga notorietà, vi contrasse affettuose amicizie tra le persone più ragguardevoli ed esercitò anche qualche influenza non indifferente sull'attività politica e intellettuale del paese.
Anche li gli fu difficile guadagnarsi la vita. La compagnia d'opera, die aveva assunto come contralto la moglie di Maroncelli e lui come istruttore e direttore dei cori, dovette presto sciogliersi, anche per la insufficiente intelligenza musicale del pubblico americano, e i due coniugi furono costretti a trasferirsi ogni tanto di città in citte per dar concerti p per adattarsi anche ad impartire lezioni; ma più che altrove, in America, a dire il vero, il Maroncelli trovò persone disposte ad assisterlo e a incoraggiarlo, soprattutto perchè il suo nome era già noto prima del suo arrivo per l'edizione francese delle Mie prigioni del Pellico (molte recensioni crini di già comparse su vario rivisto americane, di cui molti brani riporta la brava Lograsso). Crebbe la sua riputazione quando nell'autunno del 1836 uscirono (e ne furono stampate 750 copie) contemporaneamente la edizione inglese dello immortale racconto del Pellico dovuta, come si sa, alla moglie del Norton, grande cono­scitore della nostra letteratura, e la traduzione delle Addizioni, con notizie biografiche sull'amico.