Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <268>
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Libri e periodici
perchè, abbandonando a sé le provimric venete, avrebbe più agevolmente ottenuto rade-sione loro alla tanto desiderata fueione e per tale scopo poco onesto avrebbe dato ordini analoghi ai capi dell'esercite pontificio. Ma è un'accusa (e ne dà prove sicure il Dcpoli) mancante assolutamente di base, e dovuta al fatto che gli studiosi non si sono mai curati dì approfondite il problema dei rapporti che intercorsero tra l'esercito pontificio e il comando dell'esercito piemontese. II movimento fondamentale delle truppe pontificie verso il Veneto era stato, sì, autorizzato da Carlo Alberto ; ma in seguito egli non potette per nulla dirigere le mosse del Durando, perchè questi sfuggì ad ogni sua ingerenza dal 25 aprile, quando riprese la sua piena indipendenza di fronte allo stato maggiore piemontese. E delle sue azioni il Durando sarà il solo arbitro e per tutta la campagna ne risponderà non al Piemonte, ma al governo pontificio, che finirà per approvare il suo operato. Alcuni storici veneti mossero pure rimproveri a Carlo Alberto (in verità l'accusa risale al Cattaneo) per non aver considerato il fronte del Veneta come preminente e di non aver procuralo perciò l'invio di un forte nerbo di truppe; ma la consistenza dell'esercito piemontese non avrebbe mai consentito una simile imprudenza, poiché si temeva il pericolo che gli Austriaci arrivassero a Milano o riconquistassero parte della Lombardia. Comunque, il piano ideato dal Comando sardo era assai logico, come dimostra l'A.; ma chi avrebbe mai preveduto che gran parte delle truppe pontificie volontarie si sarebbero squagliate e che i Napoletani, appena giunti al Po, ne sarebbero stati richiamati?.....
Un'altra accusa, assai grave pure, è stata formulata di recente contro il Re di Sardegna, e cioè che egli, deciso, sin dapprima, a sacrificare ad ogni costo Venezia, non abbia condotto la guerra con la dovuta energia nell'attesa che si risol­vesse il conflitto mediante le trattative diplomatiche che -M ebbero invero alla fine dell'aprile, con il passo inglese. Ma Carlo Alberto sapeva benissimo che senza un bel fatto d'armi l'Austria non avrebbe ceduto mai nulla e pertanto temeva che si tentasse di bloccare con l'espediente la guerra e d'imporre una soluzione costituzionale del­l'Alta Italia in senso più o meno austriaco. E nell'eventualità di trattative che potessero essere imposte al Piemonte Carlo Alberto si preoccupò soprattutto di non potere probabilmente rappresentare anche la volontà della Venezia per l'isolazionismo pro­clamato dal governo provvisorio della Repubblica. Se nel suo programma l'abbandono del Veneto fosse di già stato preordinato, secondo l'affermazione di alcuni studiosi, non sarebbe stato in tal caso più opportuno appoggiare l'isolazionismo? H vero è, invece, che Carlo Alberto, di fronte alla mutata situazione, poiché nessuno più in quei giorni nutriva l'illusione che l'Austria fosse per crollare, comprese la necessità di spingere con maggiore energia le operazioni di guerra e di opporle nell'Alta Italia, a garanzia per le sorti future, uno Stato forte e unito. Il che spiega perché egli si sia deciso (ciò che non. aveva fatto innanzi), ai primi del maggio, ad insistere presso il governo provvisorio di Milano per un voto di fusione almeno della Lombardia (e per l'appunto mandò a Milano il ministro Ricci per trattare), sia per resistere alle pressioni diplo­matiche, sia per poter organizzare un regolare esercito con i coscritti lombardi.
A Milano invero la situazione interna si era andata, sia pur lentamente, modifi­cando e per le necessità finanziarie e per le pressioni delle province e per lo svolgi mento della guerra e per le preoccupazioni atesse nutrite dal Piemonte, cioè per i maneggi delie diplomazie; sicché parve opportuno al governo provvisorio di affrontare senz'altro, venendo incontro al desiderio del Re sordo, il problema dei rapporti con il Piemonte, problema che sino allora era stalo rimandato alla fine delle ostilità. Pertanto il 12 maggio stabili die fosse convocata tutta la popolazione lom­barda perché esprimesse il suo voto o per l'unione immediata con gli Stati sardi o per la dilazione. Il giorno prima per altro, in una seduta piuttosto tumultuosa, a Venezia H Consiglio dei ministri, senza che nessuna sollecitazione di sorta fosse pervenuta da parte del governo piemontese, dissenzienti soltanto Manin e Tommaseo, aveva deliberato (a Venezia Come pure nelle province venute, la popolazione in grande maggioranza si era orientata in senso filopiemontese) tf di aderire all'unifica*