Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno
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1960
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269
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Libri e periodici 269
zione dei (leslini lombardo-veneti, quali potranno essere stabiliti ilall'uniru Assemblea che sarà convocata per tutta la Nazione , (nella seduta il ministro Castelli, vi vaine n te <>PPPgiat dal Paleoeapa, si era battuto strenuamente per la vittoria fusionista>. e di comunicare tale adesione al governo di Milano e di inviare al Campo il Marti nongo con conformi istruzioni sull'argomento >. Non ci è possibile qui soffermarci, poiché, già lunga oltre misura è stata la via da noi percorsa, per dar cenni, sia pur rapidi, sulle molteplici difficoltà cui diede luogo la preparazione della fusione, su cui il De poli ha scritto molte pagine, interessantissime. Ricorderemo soltanto che* dopo varie procrastinazioni, l'Assemblea che doveva deliberare in merito all'avvenire della provincia di Venezia (il territorio della Repubblica era stato ristretto a questi limiti) si riunì finalmente il 3 luglio 1848, nel quale giorno, soprattutto in seguito al discorso calmo, pacato e persuasivo del ministro Paleocapa, la fusione venne adottata con 127 voti contro 6. Nella seduta successiva del S luglio per la sostituzione o la conferma dei membri del governo provvisorio, poiché il primo rieletto, il Manin, si dimise, al suo posto risultò il Castelli (con 89 voti), il quale divenne poi Presidente del nuovo governo. Ma ben poco durò la effettiva autorità dello Stato sardo su Venezia, poiché il voto favorevole alla fusione era stato pronunciato quando esso era ormai divenuto inutile per le tristi vicende della guerra, le quali costrinsero Carlo Alberto a chiedere l'armistizio. Peraltro (come annota acutamente il Depoli) la fusione ebbe un valore tutt'altro che spregevole per il futuro, poiché nessuno più penserà ad una resurrezione della repubblica veneta né a un programma di uno Stato italiano che ne escluda la regione veneta. Ma prima di concludere, che ormai è tempo, (però quante questioni magistralmente risolte dall'A. ho dovuto, per amor di brevità, senz'altro abbandonare!) mi preme ancora far presente che lo stesso armistizio diede occasione agli storici veneti per gettar un po' di fango su Carlo Alberto. Anche recentemente un storico di vaglia affermava che la politica sabauda, dopo aver compromesso inesorabilmente la sorte di Venezia, aveva abbandonato la gloriosa città a se stessa. Cosa assai strana, poiché i fatti dimostrano (e il Oepoli ne tratta diffusa" mente) come la presenza, ad esempio, a Venezia dell'Albini e del La Marmont, giu-stincata con argomenti capziosi, abbia impedito i colpi di testa dei comandi austriaci, i quali avrebbero voluto subito passare all'attacco, e come il ritardo deliberato della partenza delle forze sarde abbia giovato a Venezia, che, assalita per terra e per mare, non avrebbe potuto assolutamente resistere (le quattro settimane furono acconce oud'essa potesse prendere le opportune misure). Si aggiunga l'incessante lavorio della diplomazia sarda per imporre al governo austriaco il riconoscimento dell'applicabilità della tregua d'armi anche nel settore veneto. Min CIBAVECSA
CLEMENTINA ROTONDI, Bibliografia dei periodici toscani 1852-186 (Biblioteca di Bibliografia italiana, 36); Firenze, Olscbki, I960, in 8, pp. 156. S. p.
L'autrice, che già nel 1956 avevo pubblicato notizie, sulla Stampa periadica fiorentina dal 1852 al 1859 sulla Rassegna Storica Toscanat prosegue con questo volume l'opera iniziata con la Bibliografia dei periodici toscani (1847-1852), pubblicata presso lo stesso editore nel 1952. Nel dare notizia di 207 nuovi periodici segue gli stessi criteri usati per il precedente volume, che ora è completato dall'Appendice di questo con indicazioni su altri 7 periodici apparsi pruno del, 1852. Per ciascun giornale sono perciò indicati il titolo, il luogo di pubblicazione, le caratteristiche tipografiche, la periodicità, la durata, i nomi dei direttori e collaboratori, le materie trattate e gl'indirizzi politici o culturali, le vicende esterne. Ogni voce è completata da indicazioni bibliografiche, spesso molto ricche (forse per La vespa si potevano citare le pagine di Nello Rosselli), e dallo segnalazione degli archivi e delle biblioteche della Toscana che posseggono il periodico esaminato. Va poi segnalato l'intelligente sfruttamento dello carte di Prefettura conservate nello Archivio di Stato di Firenze.