Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <270>
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Libri e periodici
Méntre per gli anni 18521859 i periodici devono limitare i loro interessi al campo letterario, scientifico, artistico e giuridico, dopo il 27 aprile si viene gradualmente affer­mando la libertà di stampa e sui giornali si svolgono discussioni politiche per l'annessione della Toscana al Piemonte, per la liberazione di Roma e Venezie, circa i rapporti fra Stato e Chiesa e intorno alla unificazione legislativa, giuridica e amministrativa della penisola. Va notata la presenza per tutto il periodo di giornali riguardanti problemi eco­nomici (soprattutto agricoli) e pedagogici sulla scia di nobili e antiche tradizioni toscane.
h, davvero auspicabile che l'autrice possa darci presto un terzo volume sui periodici toscani degli anni 1865-1871, ohe videro concentrarsi a Firenze gli organi maggiori della stampa nazionale, in molti casi trasferiti da Torino nella nuova capitale d'Italia.
FAUSTO FONZT
ROBERTO BATTAGLIA, La prima guerra d* Africa (Biblioteca di coltura storica* 62): Torino. Einaudi, 1958, in 8, pp. 819. L. 6.500.
Con le ricerche del Giglio ') e di Carlo Zaghi,2) questo libro di Roberto Battaglia rappresenta il maggiore tentativo, eseguito nel secondo dopoguerra, di una ricostruzione di ampio respiro delle prime vicende coloniali italiane. Il tentativo è tonto più notevole in quanto la storia coloniale, per l'oggetto stesso della sua ricerca, e soggetta spesso u preoccupazioni di carattere piuttosto ideologico-politico che storiografico: da un lato, l'esaltazione indiscriminata e retorica dell'espansione italiana in Africa, della missione nel continente nero, dall'altro, la condanna, parimenti totale, del principio coloniale, che porta ad attribuire l'azione italiana unicamente a capriccio di uomini, a esibizionismo di militari o a esclusivi interessi di classe. In ambedue i casi si tratta delle ultime battute (perchè, tra l'altro, non sono nemmeno più di attualità) di una querelle tra colonialisti e anticolonialisti, che è, ovviamente, la strada peggiore per comprendere come e perchè una ventina di anni dopo la sua unificazione politica l'Italia si sia rivolta verso l'Africa. Beninteso, quegli argomenti prò e contro, quelle prese di posizione di principio , quei giudizi politici costituiscono materia di studio, ma sono, appunto, oggetto della ricerca e non già soluzione di essa.
Le fonti alle quali il Battaglia ha attinto sono di vario tipo: diari, memorie ed epi­stolari di politici e militari che hanno avuto dirette responsabilità in quelle vicende, reso­conti parlamentari, carteggi fra il governo centrale e le autorità coloniali, stampa e pub­blicistica in tutta la gamma delle sue gradazioni politiche, documenti etiopici. Questi in realtà, erano già stati utilizzati dal Conti Rossini, :<J ma è indubbiamente merito del Battaglia averne inteso lo spirito in modo più aderente alla realtà politica, sociale e cul­turale etiopica, sì che essi parlano un proprio linguaggio comprensibile anche per chi e lontanissimo da quel mondo e dalle sue esigenze.
Il pericolo, servendosi anche di fonti dell'aera parte, poteva essere quello di capo­volgere la versione tradizionale, facendo della retorica a rovescio, esaltando gli Etiopi anziché gli Italiani, Menelik anziché Crispi, ras Makonnen anziché Baratieri. Bisogna riconoscere invece al Battaglia un sostanziale equilibrio di giudizio, che ci consente di rievocare quelle vicende lontane attraverso una lettura che è sempre piacevole senza essere ricercata, con un gusto del particolare e una capacità di descrizione ambientale piuttosto rari. Certi personaggi centrali come Menelik o hi regina Tuitù, i pionieri Fiaggiu, Miani e Gessi* e ancora Chiarini e Cecchi, Bnldisscra e Baratieri sono presentati con gronde vivacità ed efficacia.
') La spedizione di Mnstmua, Roma, Istituto Italiano por l'Africa, 1955.
'-) P. S. Mancini, VAfrica e il problema del Mediterraneo 1884-85, Roma, Casini, 1955.
*) Storia a"Etiopia, Roma, Officina Arti Grafiche Luciui, 1928; Italia ed Etiopia da l trattato di Uccìalli alla battaglia di Adua, Roma, Istituto per l'Oriente, 1935.