Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <271>
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Libri e periodici
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I due politici italiani sui quali il Battaglia si sofferma più a lungo sono Mancini e Crispi. A proposito del primo egli riprende In nota questione della sua conversione dall'anticolonialismo al colonialismo. Che un uomo cosi mite* cosi tranquillo,, cosi alieno da ogni vota e pericolosa spavalderìa sia stato l'effettivo promotore, il maggior responsabile delle prime imprese coloniali italiane... è stato sempre considerato (scrive il B., a p. 151) una specie di mistero della nostra storia nazionale, non risolto dai contemporanei e affidato alle pazienti indagini e alle ipotesi pia o meno fondate dei posteri. Per (fornire qualche spiegazione e suggerire qualche ipotesi bisogna (prosegue il B.) abbandonare il proposito di svelare i7 segreto ricorrendo ai documenti d'archivio come all'unica fonte che può dirimere ogni dubbio risolvere ogni incertezza e rivolgere l'attenzione olla situazione internazionale (Bismarck, anticolonialista ncll'80, inizia quattro anni dopo l'occupazione dell'Africa occidentale), e alla situazione interna italiana (crisi agraria, agitazioni interne ecc.). Al lume di questo esame l'A. conclude che l'esigenza coloniale italiana ebbe una spinta doppia, strutturale e ideologica: strutturale perchè già vi sono i germi del mu­tamento anche nel nostro paese; ideologica perchè a sollecitare la precoce nascita del nostro colonialismo sia sul piano politico, sia su quello sociale agisce di stimolo l'esempio che .ci viene dalle nazioni più progredite della nostra sulla via del capitalismo (pp. 160-61). In tal modo il Mancini avrebbe rispecchiato le esigenze dei tempi nuovi, l'indirizzo gene­rale dell'epoca in cui si trovò a vivere; di suo e di personale ci sarebbero unicamente le incertezze e le ambiguità del suo temperamento.
A noi sembra, in realtà, che, pur essendo opportuno, anzi indispensabile, allargare l'indagine all'Europa e approfondire l'esame dei contrasti interni italiani, sia meritevole di ulteriore esame anche il preteso radicale mutamento di Mancini nei confronti della questione coloniale. L'argomento più forte a dimostrazione dell'anticolonialismo del Mancini è il famoso rifiato dell'offerta inglese (luglio 1882) circa una comune azione in Egitto. Mettendo a confronto quel rifiuto con l'impresa di Massauu (1884), preparata e condotta felicemente a termine dallo stesso Mancini, sono generalmente sembrati evidenti i due termini dell'antinomia.
E indubbiamente chi scorre il Libro Verde presentato da Mancini alla Camera il 14 dicembre 1882, '' riceve piena conferma della tradizionale immagine di un ministro degli esteri ideologo, riluttante a qualsiasi intervento in Egitto perchè in assoluto contrasto con i suoi principi!. Ma quel Libro Verde non solo ha mutilato, ma ha alterato sostanzialmente il carteggio fra il Mancini e i rappresentanti italiani nei vari paesi europei come risulta evidente da un confronto tra la stampa confidenziale dei documenti diplomatici e hi loro pubblicazione ufficiale. All'inizio della crisi egiziana, in realtà. Mancini inviò (11 settembre 1881) un lungo dispaccio al nostro rappresentante a Londra nel quale sosteneva hi necessità di un'azione comune fra Italia, Francia e Inghilterra: in caso di un'azione delle due potenze occidentali in Egitto l'Italia si sarebbe dovuta associare ad esse.3) Due settimane dopo* in un colloquio con Mac Dowcll, incaricato d'affari inglese a Roma in temporanea sostituzione di Sir Augustus Paget, si parlò di un'eventuale con­giunta occupazione anglo-franco-italiana, e persino di un'operazione anglo-italiana con esclusione della Francia.3) Ancora in ottobre e in dicembre Mancini insistette nelle sue offerte, ma l'Inghilterra, già impegnata con la Francia, non volle né allargare l'intesa all'Italia né, tanto meno, metterai d'accordo con quest'ultima contro la Francia. Soltanto dopo il rigetto delle sue avances. Mancini puntò sul concerto europeo che non fu un prin­cipio astratto, ma l'unico modo per non staccarsi dagli imperi centrali con i quali si sa­rebbe tra breve stipulata la Triplice, e tenersi contemporaneamente legato alla Gran Bretagna. Quando quest'ultima, poi, lo invitò ad un'azione comune in Egitto, egli non
') Questione d'Egitto (1881-1882), Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1882.
2) Cfr. G. TALAMO, lì mancato intervento italiano in Egitto nel 1882 in Rassegna storiai del Risorgimento, a. XLV (1958), fase. Ili, pp. 411-448.
3) Cfr. L. E. ROBEHTS, Italy and the Egyptian queslion 1878-1882, in Journal of Modem Bistory, a. XVTII (1946), pp. 314-332.