Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
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1960
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272 Libri e periodici
potè non tenere conto dell'atteggiamento ostile al progetto che avevano assunto la Germania e l'Austria-TJngheria, con le quali l'Italia era dal 20 maggio stretta informale alleanza. Il rifiuto del luglio fu dovuto, perdo, a 6crie e gravi ragioni di politica internazionale (oltre che interna) e logicamente, perciò, quando due anni più tardi la strada parve sgombra da queste preoccupazioni, Mancini preparò ed effettuò l'occupazione della costa eritrea. Le pagine dedicate dal Battaglia al Crispi sono particolarmente illuminanti per quanto concerne l'opposizione che egli incontrava nel sno stesso ministero da parte di Saracco e di Sonniuo, ostili entrambi alla guerra a fondo e favorevoli alla guerra condizionata)), vale a dire a concedere volta per volta a Baratieri i mezzi necessari per non essere buttato a mare. Avrebbe meritato, invece, un'analisi più approfondita l'opposizione cattolica alla politica crispina e in genere, a tutta la politica di espansione in Africa.
GIUSEPPE TALAMO
A. CARACCIOLO, Roma capitale dal Risorgimento alla crisi dello Stato liberale (Nuova Biblioteca di Cultura, n. 16); Roma, Edizioni Rinascita, 1956, in 8, pp. XTV-29é. L. 1200.
Questo lavoro si rivela di un grande interesse, non solo per l'argomento trattato, ma soprattutto perchè fornisce l'esempio di una ricerca aperta a problemi ben più vasti di quello di cui si occupa. Infatti un lavoro su Roma capitale presuppone una visione panoramica dei problemi che si collegano alla stessa formazione della struttura dello stato Unitario, alla storia della classe dirigente che lo ha governato e alla lotta tra lo stato liberale e le forze cattoliche strettamente legate alla curia romana, non tanto sul campo politico, quanto su quello amministrativo ed economico Più che di Roma si tratta della sua importanza nella vita italiana, del fascino che il suo mito esercitò sugli uomini politici prima e dopo l'unità, della funzione ad essa assegnata ed infine del suo sviluppo e delle forze che lo determinarono.
Tutta hi vita politica ed economica del nuovo stato unitario si ripercuoteva infatti su quella di Roma capitale e tracciarne la storia, sia pure per le linee maestre, è senza dubbio impresa molto ardua.
Nel saggio in questione l'A. si rifa alla letteratura pre-unitaria sulla missione di Roma, alla aspettazione quasi di una nuova era, determinatasi negli animi degli italiani prima del 20 settembre 1870: D venti settembre del 1870 sembrò che entrassero dalla breccia di Porta Pia soltanto grandi ideali, sublimi aspirazioni politiche e morali. Non era facile intravvedere quale fosse nel fondo la realtà ben più prosaica e più complessa X (p. 33)t;
Ma, a prescindere dal valore psicologico che la annessione di Roma assumeva agli occhi degli italiani e dell'opinione pubblica europea, Caracciolo non riconosce ad essa un ruolo predominante nel processo dell'unificazione italiana. E ciò bene a ragione. Infatti Roma, già capitale di uno stato in disfacimento, non poteva rappresentare che un mito, un centro ideale attorno al quale organizzare lo stato unitario col rischio che la sua storia secolare ed 11 ruolo da essa giocato per il passato nella civiltà europea e mediterranea servissero a fornire materia per alimentare una retorica, tanto più vuota, quanto meno rispondente alla effettiva situazione storica. D'altra parte al fascino che l'idea di Roma esercitava su tutti i politici del tempo non sfuggirono nemmeno gli nomini della destra, anzi, proprio il Sella, volendo assegnare alla città nna funzione peculiare nel nuovo stato italiano, In antitesi colle tirate umanitarie del democratici e dei mazziniani, affermò nel 1879 di volerne fare il centro intellettuale ed amministrai ivo della nazione:
4... Qui deve essere uiv centro scientifico di luce, una università principalissima, informata sopratutto ai prìncipi delle osservazioni sperimentali che sono sempre ini. parziali e senza idee preconcette* (p. 62).
Di lui Caracciolo sottolinea anche l'ostilità a creare in Roma un centro industriale: tè voi 'credete, come si diceva, che io sia un ammiratore della concentrazione di