Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno
<
1960
>
pagina
<
276
>
276 Libri e periodici
volto nuovo alla Russia. Pertanto, desideroso di tornare in Patria, fu tra i pochi diplomatici del governo zarista che si posato al servizio di quello sovietico.
I ricordi del primi due anni, trascorsi dall'autore negli uffici ministeriali di Pietroburgo, sono piuttosto generici e di carattere privato, il che ben si comprende, considerando l'attività assai modesta ch'egli a quel tempo svolgeva.
Più interessanti i ricordi di Pechino dove Solovjov giungeva pochi mesi dopo la firma del trattato di Siznonosaki e dove gli Inglesi contendevano il primato ai Franco-russi. La situazione nel '95 si complicò, oltre che per le aspirazioni giapponesi, per la presenza germanica fattasi improvvisamente attiva e provocatoria. Drammatici furono i momenti vissuti dalla rappresentanza russa per l'occupazione di Tsiao-Ciao da parte dei Tedeschi e per la reazione degli Inglesi i piali, allo scopo d'impressionare la flotta germanica, anziché affrontarla, dirigevano la propria verso Port Arthur. Un passo diplomatico presso l'ambasciatore inglese a Pietroburgo ne evitò l'occupazione, ma da quel giorno la Russia componeva in Estremo Oriente quel nodo che doveva condurla olla guerra col Giappone nel 1904.
Ritratti di diplomatici, accordi segreti, corruzione, doppiezza ed inettitudine di funzionari cinesi si susseguono in queste memorie, che hanno carattere informativo, e un tantino critico, ma certo non passionale.
Del soggiorno ad Atene interessante è la descrizione della Corte, in cui assai sensibile era l'influenza della regina Olga Konstantinovna, cugina dello zar. Ella conti* nuava a considerarsi Granduchessa russa e creava una serie di difficoltà alla rappresentanza diplomatica dello Zar, rappresentanza che ella regolarmente ignorava per trattare ogni questione direttamente con la Corte Imperiale. Né temeva il risentimento dei Greci, ai quali non nascondeva il proprio attaccamento alla patria d'origine, propendendo, nell'antagonismo tra le aspirazioni panslavistiche e pauellenistiche apertamente per le prime.
Un giorno, a chi le domandava: Quando dunque la bandiera greca sventolerà su Costantinopoli?, rispose seccamente: Mai.
Nella descrizione dell'ambiente diplomatico di Atene si trova il seguente passo riguardante l'Italia: ... I suoi rappresentanti diplomatici fruivano d'uno stipendio assai inferiore a quello che ricevevano i colleghi rappresentanti le grandi potenze e dovevano osservare la più rigida economia anche in quanto riguardava le spese di cancelleria. Ricordo per esempio un caso in cui avremmo dovuto presentare, insieme con l'Italia, una nota diplomatica. Alla domanda da me rivolta all'ambasciatore [Silvestrelli], se sarebbe giunta presto l'approvazione telegrafica del testo della nota da Roma, egli rispose che il suo ministero si serviva del telegrafo soltanto in casi eccezionali e che pertanto avrebbe dovuto comunicare con il superiore ufficio per posta.
L'ultimo anno trascorso da Solovjov ad Atene è il primo della guerra russo-giapponese. La Russia tratta affannosamente l'acquisto di mia flotta nel Cile, ma fallisce nel tentativo di persuadere la Grecia a trasferirla sotto bandiera greca. Il fallimento è attribuito dall'autore al fatto che la politica estera era condotta personalmente dallo Zar, di cui il Ministro degli Esteri era solamente informatore e segretario e il ministero cancelleria privata. Egli spesso si serviva di persone estranee alla diplomazia per missioni particolarmente delicate, creando confusione nei rapporti internazionali e diffidenza negli interlocutori.
A Cettigne, di cui descrive la Corte primitiva e pittoresca, Solovjov non rimase a lungo, avendo denunciato l'evidente doppio gioco (fra Austria e Russia) del re Nicola di Montenegro; doppio gioco che tutti conoscevano, ma che la Corte Imperiale, generosa finanziatrice del piccolo regno, ai ostinava ad ignorare, fidando nel vincoli' di parentela che la univano alla giovane dinastia.
L'anno trascorso da Solovjov a Bucarest rappresentò un periodo difficile nelle relazioni fra Russia e Romania per una serie di questioni di prestigio sollevate dai Romeni, a causa di annosi risentimenti, che risalivano olla guerra russo-turca del 1877-78.
Delude alquanto l'ultima porte delle Memorie, riservata al periodo spagnolo dell'attività diplomatica del Solovjov e al suo ritorno in patria.