Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
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1960
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pagina
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277
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Libri e periodici
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In molte pagine egli descrive lu vita ei costumi, del popolo spagnolo, il cerimoniale di Corte, l'ambiente dell'ambasciata russa; traccia, non senza simpatia, un accurato ritratto di Alfonso XIII; nota l'atmosfera di disagio creatasi nell'ambiente diplomatico di Madrid e a Corte dopo l'inizio delle ostilità; discorre di numerosi viaggi compiuti nei paesi dell'Intesa e in Russia dopo il luglio 1914, ma si tratta sempre di viaggi privati e di impressioni generiche, quali avrebbero potuto essere quelle d'un attento turista.
Nel luglio del 1914 la vita a Madrid scorreva sonnolenta nell'afa estiva, quando giunse la notìzia dell'uccisione del Granduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, Nessuno del corpo diplomatico, nemmeno l'ambasciatore austriaco, ebbe il sospetto in quel momento dell'imminenza della guerra.
La stessa indifferenza trovò Solovjov all'ambasciata russa di Parigi, ove ebbe a transitare alcuni giorni più tardi per recarsi in congedo in Russia. Giunto ivi ad ostilità iniziate, fu trattenuto a Pietroburgo, che in quel tempo mutava nome in Pietrogrado, per organizzarvi, in collaborazione, con le ambasciate spagnole in Russia e negli Imperi Centrali, un ufficio d'informazioni a favore dei cittadini russi sorpresi dalla guerra in territorio nemico. Gli Spagnoli in quella circostanza, come del resto durante tutto il periodo bellico, si prodigarono senza risparmio.
Soltanto nel settembre del 1914 Solovjov ebbe l'ordine di tornare a Madrid e vi si recò attraverso la Finlandia, la Svezia, Londra, Parigi. A Londra erano tutti ottimisti, speravano di evitare il servizio militare obbligatorio e aspettavano che l'arrivo dell'esercito russo assicurasse la difesa dell'isola.
A Parigi, invece, regnava la confusione: l'ambasciata russa aveva abbandonato la capitale insieme col governo francese e si notava un panico diffuso. La Spagna, che egli presto raggiunse, si trovava esposta alle pressioni contrastanti delle due parti belligeranti: i Tedeschi'le promettevano, in cambio dell'alleanza, Gibilterra, parte del Marocco e una rettìfica vantaggiosa del confine settentrionale. Filotedeschi erano i conservatori e hi regina madre, Granduchessa austriaca; per l'Intesa parteggiavano invece Alfonso XIII, la regina Vittoria, inglese per educazione, e i liberali.
Nella primavera del 1915 Solovjov si recò nuovamente per un congedo in patria, attraversando questa volta l'Italia e la penisola balcanica. Dell'Italia lo colpi soltanto il fatto che in un albergo di Rari, in cui anni prima, recandosi a Cettigne, aveva patito molto freddo, questa volta trova il termosifonc. Ritornò presto a Madrid e, nel febbraio del 1916, diventò temporaneamente capo dell'ambasciata per la morte del barone Budberg.
Soltanto nel giugno 1916 fece le consegne al nuovo ambasciatore, principe Kudasòcv. Nello stesso mese, compi un terzo viaggio, per congedo, in Russia e ritornò a Madrid alla fine di luglio.
A Londra trovò questa volta un'atmosfera depressa; non si sperava più nei Russi. La notìzia della Rivoluzione di Febbraio, che portava al Governo provvisorio Kerenski, giunse a Madrid come un fulmine a cicl sereno. Tuttavia i più pensavano che si trattasse soltanto della caduta della monarchia.
Il pronto riconoscimento del nuovo governo, da parte dell'Intesa, prima, degli Imperi Centrali, poi, impegnava i rappresentanti diplomatici rossi a restare nelle rispettive sedi, almeno fino alla fine della, guerra. Cominciarono invece i licenziamenti, i collocamenti a riposo; pochi diplomatici presentarono volontariamente le dimissioni II Solovjov dì nuovo si trovò capo d'ambasciata.
Dopo una nomina subito revocata, nel maggio 1917, giunse l'ambasciatore NechT-udov, che rimase per poco: avuta notizia di contrasti tra Kerenski e Koznilov, spedi al Presidente un telegramma non cifrato li contumelie e, dopo aver dato alcuni segni di squilibrio mentale, si dimise. Solovjov resse l'ambasciata per l'ultima volta fino al febbraio 1918. Nonostante la situazione a Pietrogrado fosse incerta e fluida, i miei rapporti col Ministero degli Esteri spagnolo continuavano ad essere pienamente normali. Veramente a sostituire Nechl'udov, pochi giorni prima della rivoluzione bolscevica ài Qttobre, il governo Kerenski aveva nominato certo StachoviS, ma questi giunse a Madrid quando il governo che gli aveva rilasciato le credenziali era già caduto e.pertanto non potè presentarle ad Alfonso XIIL