Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; CIVITAVECCHIA
anno <1960>   pagina <278>
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XMri e periodici
Per quanto mi riguarda scrive Soloyjov dopo la Rivoluzione d'Ottobre, io ritenevo impossibile restar oltre in funziono di rappresentante del defunto governo. Ero stato per sei anni Consigliere d'ambasciata a Madrid e potevo mettere soltanto al servizio del nuovo governo, legittimo e capace di azione giuridica, il prestigio per­sonale ebe avevo acquistato in questo tempo, checché pensassero di tale governo gli Alleati. Perciò mi proposi di indagare intorno alla possibilità di un riconoscimento del Governo sovietico da parte di quello spagnolo e, in caso dirimi to, di abbandonare Madrid, ove non mi restava più nulla da fare. D'altra parte mi sembrava che forse in Spagna, come nel maggiore degli Stati neutrali d'Europa, sarebbe stato possibile chiarire gra­dualmente la posizione del governo sovietico nei rapporti internazionali Dal momento della conclusione dell'armistizio sul fronte orientale, la Russia, a mio giudizio, lisciva dallo schieramento allento e diventava neutrale. Devo confessare che la psicosi [l'indigna­zione per la pace separata] degli Alleati, alla fine del 1917, mi risultava incomprensibile.
Intanto a Parigi si riunivano i maggiori ex rappresentanti diplomatici russi. Tutte: le ambasciate e tutte le legazioni russe si posero in rapporto con la capitale francese in un febbrile scambio di telegrammi cifrali. Essendo per convenzione rap­presentante della Russia e, sebbene non ufficialmente, del governo sovietico, non volli restare con le mani in mano, decisi di fare quanto stava in me per accordare l'attività dell'ambasciata con la politica di Pietrogrado, anzitutto per quanto si riferiva al conso­lidamento della neutralità russa.
L'impresa non era facile, in quanto i rappresentanti delle potenze alleate vigila­vano ovunque, affinchè i rappresentanti del precedente governo russo sottolineassero, almeno a titolo personale, i rapporti di solidarietà con l'Intesa.
Soloyjov pertanto rifiutò anzitutto di partecipare oltre alle periodiche adunanze, che si tenevano all'ambasciata britannica, in secondo luogo tenne a ristabilire in pubblico ami-chevoli rapporti con l'ambasciatore di Germania, infine si propose di sostenere a Madrid l'appello per la pace, indirizzato a tutte le potenze belligeranti dal H Congresso dei Soviet.
1 tentativi del Solovjov caddero nel vuoto presso tutti i rappresentanti dell'intesa tranne che presso l'ambasciatore d'Italia.
Por quanto riguarda l'ambasciatore d'Italia, marchese Carlotta, i miei colloqui con lui, circa la possibilità di una Conferenza generale per la pace, presero altra piega. Egli venne per primo da me all'ambasciata e mi pregò di comunicare a Pietrogrado, se appena ne avessi avuto hi possibilità, che l'Italia era pronta ad accedere alle tratta­tive per la pace. Io gli promisi che lo avrei fatto e, infatti, servendomi della collabo­razione del consulente militare, che disponeva del codice cifrato per comunicare col nostro Comando Supremo, spedii un telegramma in Russia, ma, come seppi poi, que­sto fu intercettato dagli Alleati a Londra (p. 300).
Falliti i tentativi presso la Corte di Madrid e presso i rappresentanti diplomatici dei paesi dell'Intesa, il Solovjov, non ricevendo istruzioni di sorta dalla Russia, si convinse che non gli restava altro da fare che tornare in patria. Attese pertanto un'occasione favo­revole per congedarsi ufficialmente e partire. Tale occasione non si fece attendere.
Nel gennaio 1918 la Corte decise di offrire due banchetti: uno ai rappresentanti diplomatici dei paesi dell'Intesa e l'altro a quelli delle Potenze Centrali. Il Solovjov seppe che il suo nome non era stato incluso in nessuna delle due liste. Scrisse pertanto che, non riconoscendo il governo spagnolo il nuovo governo costituitosi in Russia, riteneva la sua missione giunta al termine, consegnava l'ufficio dell'ambasciata all'ar­chivista e chiedeva il passaporto.
Dopo la visita di congedo al Sovrano, il 10 febbraio partiva per la Russia. H viaggio, tuttavia, si svolse tra una serie di difficoltà e il Solovjov, con la figlia, fu costretto a peregrinare per l'Europa per ben quattro anni.
Le tappe di questa, forse esitante, peregrinazione sono: Ginevra, Zurigo, Berlino, Varsavia, Vienna, Fraga, ancora Berlino. Infine, nella primavera del 1922, Solovjov giunse a Mosca, dove, contrariamente- a quanto pubblicava la stampa dell'emigrazione russa, che lo dava in etato di arresto e di severa reclusione, fu cordialmente accolto ed assegnato al Dipartimento per l'Estremo Oriente. f A. M. GRANONE
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