Rassegna storica del Risorgimento
ANTONELLI GIACOMO
anno
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1960
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320
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320 Adolfo Omodeo
Consulta. A Roma si ebbe il contraccolpo della costituzione concessa a Napoli. L'A. (cbe il 22 febbraio aveva avuta un'altra carica onorifica, quella di Presidente del Pontificio Istituto statistico agrario e di incoraggiamento) propugnò nella commissione ecclesiastica la costituzione. Per la costituzione si pronunziò il 10 marzo la Consulta. Il 16 fu largito lo statuto e Antonelli diventò presidente del primo ministero costituzionale, di cui fu anima Marco Minghetti, Pareva uno dei più ardenti liberali. Il suo contegno nel ministero è felicemente fermato dal Minghetti nei Miei ricordi (I, 340). Egli mostra vasi unito di mente e di cuore ai suoi nuovi colleglli, e credo veramente che il fosse. Non già che mai avesse meditato i problemi della vita politica moderna, né desiderato mai di scemare i privilegi e la potenza del ceto ecclesiastico, ma veggendo scrollare tutti i troni e un turbine di rivoluzione aggirare tutta l'Europa parevagli di essere con noi in buona compagnia e sperava che la tempesta non ci avrebbe sommerso .
Con abilità l'A. seppe rendere innocua l'espulsione dei Gesuiti, e per un momento parve volere sfruttare a vantaggio del popolo tutto l'entusiasmo neo guelfo del marzo del 1848. Sotto il suo ministero, il 31 marzo 1848 Pio IX scriveva la nota lettera ai popoli d'Italia: Gli avvenimenti che questi due mesi hanno veduto con si rapida vicenda succedersi incalzarsi non sono opera umana. Guai a chi in questo vento che agita, schianta e spezza i cedri e le roveri non ode la voce del Signore I . Evidentemente l'orizzonte dell'A. si limitava ancora alla sola Italia, perciò egli si mostrò caldo fautore dell'intervento in Lombardia. Ma l'accorta diplomazia pontificia non tardò a segnalare la situazione di Germania e d'Austria e il proclama Durando maturò la crisi dell'allocuzione del 29 aprile. Il ministero si dimise: l'A. si mostrò solidale coi ministri laici; assicurò che l'allocuzione l'aveva còlto di sorpresa, e dichiarò che per quanto vincolato al papa dall'abito talare, Pio IX non l'avrebbe più preso. I suoi colleghi rimasero diffidenti, e serbarono una non grata impressione di lui. Anche nei circoli ecclesiastici si attribuì all'A. il mutamento di rotta. A consolidare questo convincimento concorse il fatto che nel novembre si fece nominare prefetto dei Sacri Palazzi, carica nuova, che assorbiva le attribuzioni fino allora tenute dal Maggiordomo. Certo si è che l'A. da quel momento fino alla morte fu inseparabile da Pio IX e seppe mantenersi nella sua fiducia.
Dal maggio al novembre si eran succeduti i ministeri Mamiani, Fabbri, Rossi. Dopo l'assassinio del Rossi, l'A. collaborò attivamente a preparare la foga del papa col conte [Spaur] e col duca d'Harcourt. Da taluni si sostiene che fosse suo progetto di far fermare il papa in un territorio romano: da altri si attribuisce a lui l'aver orientato Pio IX verso Gaeta, invéce che in Francia.
A Gaeta il papa fu tatto sotto la sua influenza: per sua ispirazione rifiutò di ricevere le delegazioni romane ed emanò un decreto che scioglieva