Rassegna storica del Risorgimento

ANTONELLI GIACOMO
anno <1960>   pagina <323>
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Antonelli Giacomo, cardinale 323
mirando da ad ottenere vantaggi personali, sia a trattare secondo le basi proposte da Napoleone III che voleva riconosciuta un'alta sovranità del papa sui territori annessi all'Italia, fatto convinto il papa che la formula cavouriana non riconosceva l'autorità giuridica della Chiesa, e il sovrano potere della Chiesa, e messolo di fronte all'agitazione dei clericali francesi che s'erano urtati per il papa con la politica di Napoleone III, mandò a monte le trattative prima ancora che fossero state ufficialmente aperte. Ma con ciò rese possibile al Cavour quella grandiosa campagna politica ecclesiastica, che mise il papa dalla parte del torto, e rese impossibile ogni azione cattolica simile a quella del 1849. Anche in questa vicenda, I'A. s'era comportato come di fronte al De Mérode. Aveva lasciato tentare dapprima una nuova esperienza, e aveva sfruttato la reazione. La sua politica potè continuare per un decennio, perchè l'obolo di S. Pietro e la politica dei pellegrinaggi, da lui favoriti, rendevano possibile la sussi­stenza della curia, anche privata delle provincie. La sua politica dal 1861 al 1870 continua nello stesso stile. In un primo tempo l'A. favorisce il Brigantaggio nell'Italia meridionale a traverso la frontiera. Nel 1866 pare escire dal suo scetticismo e fantastica sulla possibile fine dell'unità ita­liana e sulla possibile costituzione di una federazione di repubbliche ita­liane sotto la presidenza del papa: utopia che la politica vaticana conti­nuerà a carezzare sotto Leone XIII. I diversi tentativi di trattative con l'Italia, sollecitati da Napoleone, falliscono. L'A. subisce la convenzione di settembre e reprime i tentativi insurrezionali a Roma. Nello stesso tempo si vede costretto a coprire con la sua abilità diplomatica, e dando assi­curazioni tranquillanti, i gesti religiosi e politici di Pio IX: nel 1863 il discorso del papa in favore dei Polacchi insorti, nel 1864 il Syllabus che pareva anatemizzare il fondamento degli stati moderni, nel 1870 l'infalli­bilità pontificia che preoccupa persino la cattolica Austria. Nel 1870 è fautore della resistenza a tutti i tentativi d'accordo con l'Italia, ma, dopo il 30 settembre, entra in rapporti ufficiosi col barone Blanc, rappre­sentante del governo italiano, per rendere possibile la permanenza del papa in Roma, contro coloro che lo volevano far partire. H che non impedì che l'A. si associasse finché fu in vita a tutte le clamorose proteste di Pio IX contro l'Italia e alla lotta dei cattolici tedeschi contro il Bismarck. Èn causa di scandalo che egli, della sua vistosa fortuna, nulla lasciasse alla chiesa ohe soffriva penuria: come pure la rivendicazione dinanzi ai tribunali italiani, di tutta la sua eredità da parte della contessa Lara* bertini sua figlia naturale.
Durante la sua vita si sostenne che egli fosse l'ispiratore e il domina­tore di Pio IX. Ciò non d esatto. Indubbiamente, la debole e mutevole natura di Pio IX aveva bisogno di un ministro energico e duro che gli evitasse i contatti e gli attriti col mondo. Trovatolo, gli lasciò amplissimi poteri e lo controllò poco nella politica mondana. Ma tutta la politica