Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <326>
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Guido Laudi
dei carabinieri genovesi, e, quando Garibaldi ordinò il primo attacco alla baionetta, le compagnie avanzate furono costrette a ripiegare verso quelle di sostegno.
Ebbe così inizio la terza fase del combattimento, che fa la più lunga ed accanita: quella che è passata alla storia per la conquista, con una successione di assalti alla baionetta condotti con intrepido valore, delle molte terrazze ebe salivano a scaglioni verso la cima del colle. *) In questo momento, intervennero nel combattimento due pezzi d'artiglieria bor­bonica, alla quale si oppose la scarsa artiglierìa garibaldina, 2) e si ag­giunsero alle forze regie le altre compagnie inviate in perlustrazione, ed una parte delle truppe ebe erano rimaste a Calatafimi. Tanta animosità e tanta ostinazione tolse ai regi il vantaggio iniziale, e non consentì loro di sfruttare, poiché lo scontro si risolse in una serie di combattimenti corpo a corpo, il vantaggio del fuoco (e vi influì anche la natura del terreno, poco adatto a truppe abituate normalmente a manovrare in ordine chiuso).3)
Nell'ultima fase (probabilmente verso le cinque del pomeriggio) *) i Garibaldini, con un ultimo disperato assalto, occuparono la cima del colle del Pianto. A questo punto, il gen. Laudi fece suonare la ritirata, e tutti i reparti risalirono verso Calatafimi, mentre i Garibaldini, esausti, rimasero sulle posizioni conquistate.
i) Por ammesso che nei ricordi dei combattenti garibaldini le asperità del terreno siano state alquanto esagerate, non v'è motivo alcuno di dubitare della confi­gurazione del colle, quale si presentava allora: I'ACRATI, / Mille cit., p. 303 Io ha esaminato settantanni dopo la battaglia, e quindi i Buoi rilievi non possono offrire nessun utile elemento di controllo. Si traini di terreni a coltura agricola, suscettibili quindi di frequentissime modificazioni: è noto, ad esempio, che le particolarità topo­grafiche del campo di battaglia di Waterloo si sono dal 1815 tanto alterate, da renderlo pressoché irriconoscibili.
2) ABIM, Da Quarto al Volturno, cit., p. 71.
3} BARATIEEI, Calata fimi t cit.
*) Questa è Torà indicata nel citato rapporto Laudi. La relazione parla, invero di otto ore circa di accanito combattimento: il che, dato che il gen. Landi calcola l'inizio dello scontro alle ore 10, dovrebbe portarne il termine alle 6 pomeridiane. Ma è più certa la prima indicazione, scritta la sera alessa della battaglia, anche se si può supporre che un'ora ancora sia stata necessario, tra le 5 e le 6> per raccogliere le truppe in Calatafimf. Il BANDI, / Mille, cit, p. 196, riduce la durata del combatti' mento a ire ore e "mezzo; il elle ne porterebbe la fine verso le 3 <> le 4 pomeridiane: ma ciò non pare troppo probabile, perchè sembrerebbe, dalle varie testimonianze, che il calar del sole non fosse lontano, e nel mese di maggio, se la battaglia fosse terminata tanto presto, vi sarebbero stato ancora più dì tre ore per il tramonto.
s) L'ÀCBATI. / Mille, cit., p. 333, interpreta erroneamente l'affermazione del DB CESARE, La fine d'un Regnò, cit.. IT, p. 242, che * il risultato vero di quello scontro fu, come azione militare, che f garibaldini e l regi conservarono le loro posizioni . TI DE CESARE non ignoravo affatto, ni voleva nascondere, che i garibaldini avevano