Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <332>
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Guido Landi
che ad un certo momento i garibaldini giunsero così vicini ad uno dei cannoni nemici, che qualcuno di essi fu. sfracellato da colpi a brucia-pelo, l) e che gli artiglieri borbonici dovettero difendersi coi moschetti.) Ma, in fin dei conti, lo stesso Agrati 3) ammette che la conquista del can­none avvenne nel momento in cui i regi cercavano di ritirarlo: più pre­cisamente, egli dice che alcuni uomini della 7a compagnia (comandata da Benedetto Cairoli) lanciatisi sul pezzo e sui muli, che i regi in tut­ta furia stavano attaccando all'affusto per tirarselo dietro, lasciaro­no soltanto ai soldati il tempo di mettersi in salvo, ed il pezzo cadde in potere dei nostri . L'affermazione del gen. Landi, sarebbe mendace perchè, secondo FAgrati, la batteria era a traino e non a schiena , ** e perchè due muli, requisiti ad un privato, furono catturati viventi e restituiti dalle squadre siciliane al pro­prietario. A prescindere dall'oziosità della questione, sta di fatto che la batteria n. 14, alla quale il pezzo apparteneva, era da montagna , e questa specialità nell'Esercito borbonico era someggiata5) e non ippo­trainata: questo non poteva essere ignoto al Comando in capo, ed è assurdo pensare che il generale supponesse di diminuire una sua even­tuale responsabilità con una cosi ingenua e patente alterazione dei fatti. È noto del pari che un pezzo da montagna si scompone per il trasporto in varie parti, someggiate su più quadrupedi, e che altri ne occorrono per il trasporto delle munizioni: non v'è dunque nulla di singolare che nell'assalto uno dei muli sia rimasto ucciso, ed altri due siano caduti in mano al nemico. Tutto ciò, del resto, non diminuisce affatto l'arditezza dell'azione garibaldina.
Un altro punto, sul quale v'è discordia apparente tra i testimoni oculari, è il modo col quale i regi si ritirarono dal colle del Pianto. lì gen. Landi scrive che la ritirata fu fatta con ammirabile ordine . H Baratieri6) e qualche altro parlano invece d'un abbandono disordinato
*) AUSA, Da Quarto al Volturno, cit., p. 74.
i) BANDI, / Mille, cit., p. 196.
fi) ACRATI, l Mille, cit, p. 327.
4) L'equivoco potrebbe essere sorto da una postilla apposta da Stefano Turr in ealee ad una copia del rapporto del gen. Landi dopo la battaglia, caduto in sue mani (già in PECORINI MANZONI, Storia della 25* div., cit., ed ora in M. GABRIELE, LO sbarco a Marsala, in Nuova Antologia, 1960, pp. 66 Bgg.) dove è detto: il cannone fu preso in postazione mentre stava facendo fuoco ed essendo su ruote è sogno che le mule non erano state uccise*. Mentre è in postazione, si regge sulle ruote anche un pezzo someggiato. Questa postilla del resto (lo abbiamo già visto a proposito della perdita della bandiera) non brilla per esattezza: essa aveva scopo propagandistico, essendo stata (GABRIELE, cit.) rimessa da TQrr al comandante Marryait, del H. M. S. Intrepida
ro BATTAGLISI, La fine d'un esercito, cit, p. 162.
A) BARATIKM, Calatafimi, cit.