Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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Guido ÌAUtdì
preoccupati d'attribuire a sé ogni merito, e di addossare al loro comandante ogni responsabilità.
Non sembra che, al ritorno delle compagnie dal combattimento, il comportamento del gen. Landi sia stato quello d'un capo che si sente battuto : dice il De Sivo, che egli afferrò la conquistata bandiera e gridò vittoria , e se è vero che ad alcuni soldati che chiedevano a gran voce di tornare a combattere ordinò di rientrare nei ranghi, nulla di preciso se ne può desumere, perchè, dopo sei ore almeno di dura lotta, avrebbe potuto essere per lo meno discutibile se fosse più conveniente rinnovare immediatamente la battaglia, o consentire alle truppe un riposo su una posizióne sicura. Dalla relazione risulta che egli diede disposizioni difensive : è probabile che la soluzione migliore sarebbe Mata la più audace, ma è anche verosimile che il generale, che, come abbiamo visto, era in possesso d'un ordine che gli ingiungeva di ripiegare a Par-tinico, restasse ancora incerto nelle sue determinazioni, e confidasse che le forze nemiche non avrebbero insistito nel loro atteggiamento offensivo, e si sarebbero disperse.
Si accorse invece, verso il calar del sole, come egli stesso racconta ' e se il combattimento era terminato, come pare, verso le cinque del pomeriggio, bisogna supporre, essendo il 15 maggio, che fossero trascorse non meno di due ore che i Garibaldini erano rimasti sulla loro posizione, e che le bande erano ritornate sulle colline, mostrando di volerlo accerchiare. In questo intervallo, gli dovevano essere giunti certamente i rapporti dei comandanti di reparto, dai quali era possibile stabilire l'entità delle perdite ed il consumo delle munizioni. Giunse anche il rapporto del sindaco di Calatafimi, che riferiva che le bande avevano saccheggiato i mulini, e s'erano impadronite della farina destinata ad uso della truppa, che era così rimasta priva di viveri. Sembrerebbe secondo il De Sivo che a questo punto il gen. Landi abbia chiamato a rapporto i comandanti di battaglione, ed abbia sottoposto loro la situazione, chiedendo il loro avviso sulla opportunità della ritirata. Secondo il De Sivo che lo seppe con tutta probabilità da qualcuno dei presenti, e forse dal magg. Sforza, che fu poi uno dei più tenaci accusatori di Landi i comandanti di battaglione espressero avviso contrario alla ritirata, ed anzi lo Sforza avrebbe asserito non mancar nulla, se mancar fornai farebberll i soldati, abbietto il nemico, potersi vincere ad un urto, potersi moschettare il sindaco se non desse grano . Sforza era certamente nn ottimo officiale, e lo riconosce il gen. Landi nella sua relazione: ma sembrò poi tanto preoccupato d'attribuire a sé ogni merito, che rimane qualche dubbio sulla circostanza. Del resto, il non mancar nulla è