Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <345>
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U generale Francesco Landi .345
rio Emanuele) con due battaglioni scelti del 3 e 5 di linea. Il De Sivo l> annota : lo scegliere costui mostra il proposito di volere perdere; ma pare piuttosto die il giudizio fosse ben diverso, se Landi fu il solo dei generali nazionali prescelto per quell'operazione, assieme a tre co­mandanti svizzeri i Von Mechel, de Sury e von Wittembach che erano considerati evidentemente gli elementi più fidi e più combattivi presenti in quel momento. È poi noto, che gli ordini regi indussero a prorogare l'armistizio, e che il 6 giugno fu conclusa, tra il Comando borbonico e Garibaldi, la convenzione dello sgombero di Palermo.
In conclusione, il gen. Landi non solo non fu eliminato dalla scena militare con la ritirata di Cala tarimi; rimase anzi al comando, e con parte non secondaria, sino alla fine delle operazioni; si imbarcò per Castellammare di Stabia, con il Generale in capo e con lo Stato mag­giore, il 19 giugno. 2> Gli ordini regi disposero, che tutti i generali fossero sbarcati ad Ischia, per essere giudicati da una Commissione d'inchiesta, composta dai tenenti generali Del Carretto, Casella, Via! e Lecca.3) H giudizio della Commissione fu che tutti avevano adempiuto al loro dovere, e nessuno era colpevole, essendo i fatti della Sicilia imputabili ad uh complesso di circostanze eccezionali.4)
Dopo questo giudizio, il gen. Landi chiese ed ottenne d'essere col­locato in ritiro . Morì a Napoli, di pleurite, il 2 febbraio 1861. s>
i) DB SIVO, Storia, cit, II, p. 73.
2) Diario Polizzy, in AGRATI, / Mille, cit, p. 605.
>) DE SIVO, Storia, cit, H, p. 77. Dei quattro generali, chiamati a far parte della Commissione d'inchiesta, il ten. gen. Francesco Saverio del Garretto era stato dal 1831 al 1848 Comandante generale della Gendarmeria e Ministro della Polizia (il DE Srvo, Storia, cit, I, pp. 55 e 69, Io accasa di carboneria e di liberalismo). II ten. gen. Francesco Casella proveniva dall'esercito di Gioacchino Murai, era stato carbonaro nel 1820 (COR­TESE in COLLETTA, Storia, cit, ITI, pp. 169-170), intendente generale dell'Esercito, (DE CESARE, La fine d'un Regno, cit., p. 187), ispettore della Fanteria dal 1859; e fu presidente del Consiglio dei Ministri di Francesco II a Gaeta, con i portafogli della Guerra e degli Affari esteri. Il ten. gen. Pietro Vial nato a Nizza, e venuto a Napoli con i re francesi, proveniva dalla Gendarmeria, era stato comandante delle Armi a Pa lermo nel 1848 (DE SIVO, Storia, cit, f, p. 102), aiutante di campo di Ferdinando H, intendente di Tetra di Lavoro (DE CESARE, La fine d'un Regno, cit, I, p. 186 e II, p. 127). II ten. gen. Lecca era staio per diversi anni ispettore della Fanteria. Abbiamo visto che i generali Casella e Letta conoscevano ed apprezzavano personalmente il gen. Limili.
*) BATTAGLI!*!, La fine d'un Esercito, alt, p. 339; AGRATI, Da Palermo al Volturno, cit, p. 46.
*) li DE CESARE, La fine d'un Regno, cit, II, p. 242, dite, inesattamente, che mori nel 1862. La dati del 1861 risulta dalla lettera di Michele Landi al gen. Garibaldi, pub­blicata da CURATOLO, Scritti e figure del Risorgimento italiano, cit, p. 210. In una mi­nuta di lettera del ten. col. Nicola Landi a Raffaele De Cesare, in data 2 settembre 1898, è detto testualmente Mio padre mori la natte rial 1" al 2 febbraio 1861, di armi 68.