Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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346
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346
Guido Laudi
13. Il giudizio [ormale d'una Commissione d'inchiesta non può certo precludere gli apprezzamenti della storia. Ed abbiamo rilevato, come il comportamento del gen. Landi, come del resto quello di tutti i generali borbonici che ebbero parte negli avvenimenti di Sicilia del maggio 1860, non è immune da critica. Ma il vecchio soldato ebbe a soffrire, nei suoi ultimi mesi di vita, gravissime amarezze, che non possiamo attri-buire alla storia, ma alle passioni di parte, e spesso addirittura al livore: e tuttavia, molto di ciò che allora si disse ha finito, per difetto di valutazione, per essere ripetuto pedissequamente dai narratori.
Dobbiamo distinguere, nell'ondata che minacciò di sommergere la fama e l'onore del leale avversario di Garibaldi e della rivoluzione siciliana, quanto egli condivise con gli altri comandanti napoletani, e quanto invece riguardò lui singolarmente. Ed accenniamo quanto fu detto da parte liberale, e quanto da parte borbonica.
Molto di quanto si disse, subito dopo il fatto di Calatanmi, dai liberali, si può ridurre, come oggi si direbbe, a pura propaganda di guerra. Garibaldi intuì subito che dalla ritirata di Calatanmi si poteva trarre un effetto morale di gran lunga superiore all'immediato risultato ottenuto: non v'è nulla di sorprendente, se in fogli distribuiti alla macchia tra le popolazioni siciliane, in discorsi, in comunicati pubblicati dalla stampa liberale italiana e straniera si sia esagerata l'entità delle forze borboniche opposte ai Mille, si sia detto che esse erano state travolte in fuga precipitosa, pressocchè annientate, si sia parlato di atrocità commesse sulle popolazioni indifese durante un disordinato e pauroso ripiegamento. *) Notizie di questo genere furono diffuse a proposito di tutti gli eventi, nei quali ebbero parte le truppe borboniche. Non possono di ciò subire biasimo i liberali, poiché questo continua tuttora ad essere ritenuto espediente di buona guerra.
Meno giustificabile è una certa forma deteriore d'apologetica garibaldina, che, credendo d'esaltare maggiormente la figura dell'eroe, volle mostrare come il solo lampo della sua spada travolgesse in rotta vergo-
La malattia fa pleariaia che duro pi 1 cinque giorni (A. L.). La lettera di Michele Landi è del 1 ottobre 1861, ed è scritta dopo la morte del padre, poiché vi si dice: Calunnia si obbrobrioso colpi nell'anima sensibile il troppo onorato mio genitore, die ne morì in breve di crepacuore .
t) Molte di tali stampe clandestine sono riprodotte nel volume Documenti e me-nutrie della Riv. ic., cit., che contiene anche ì comunicali ufficiali borbonici. Sai quali, lo Hcctlicifimo dello spirito pubblico risulto tra l'altro, da una poesia anonima, ivi, p. 50 (Per trattare un affari d'importanza, Sahano, Laudi, Mani scalca e Lauta, eie)..