Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <347>
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// generale Francesco Laudi 347
gnosa caterve di nemici vili ed inetti. l> La vera epopea può dire, senza riserve: patena ont tort et chretiens ont droit, ma non svaluta e non disonora il nemico contrapposto al proprio eroe. Garibaldi, che aveva veramente qualità da personaggio di chanson de gesto, ed istintivo spirito cavalleresco, non negò mai il merito dell'avversario, e contribuì in tal modo alla propria gloria più dei suoi fanatici ammiratori. Fu anche miglior politico egli cui di solito si nega questa qualità perchè comprese come dovesse attribuirsi a valore italiano quanto pur si com­piva sotto una bandiera che non era quella nazionale. E, come lui, i veri combattenti del 1860 come l'Abba, il Bandi, il Baratieri sono ben più sereni ed obbiettivi di scrittori posteriori.
Assai più severo apprezzamento si deve dare sulla propaganda o sugli scrittori borbonici. Se v'è prova dell'impossibilità di sopravvivenza d'un regime e d'una dinastia, è data proprio dall'estrema insipienza e dalla penosa povertà intellettuale di coloro che vollero sostenerlo con la loro propaganda e con i loro scritti, allora e nei primi anni successivi. 2) La tesi borbonica, fin dai primi insuccessi in Sicilia, fa che tutto si dovesse al tradimento dei capi, in questo modo, si credeva d'attenuare le colpe del regime, facendo ricadere la responsabilità sulla pretesa mala fede e corruttela di singole persone, che eventi per lo più casuali ave­vano condotto ad assumere spesso inattesamente parti di primo piano. E, quel che è più singolare, poiché, come abbiamo visto, la maggior parte dei generali erano a quel tempo antichi murattisti, non immuni da sospetto di carboneria, si riducevano gli errori del regime ad uno solo, di non essere stato spietato nelle antiche repressioni, e si additava la salvezza del Regno in una reazione senza limiti. Questa propaganda mal­destra non poteva non allontanare sempre più dalla causa borbonica co­loro, che non avversi alla dinastia, non unitari, ma favorevoli ad un'evo­luzione liberale, si vedevano minacciati, ove questa tesi trionfasse, da una reazione sul tipo di quella del 1799, della quale, tra i più vecchi
u Non può sfuggire a tale censura I'AGRATI, / Millo, e Da Palermo al Volturno, eh. (e vedasi anche, dello stesso A., Giuseppe Sirtori, Bari 1940), il quale, dìligentissimo ricercatore di documenti, manca di equilibrio e serenità nelle valutazioni, sino ad in­correre in evidenti travisamenti di fatti U malvezzo ritorna in parte della minore produzione occasionata da questo centenario, che riprende senza originalità di vedute la più antica letteratura.
2) Potrebbe riferirsi alla massima parte degli scrittori borbonici il giudizio dato da F. De SANCTIS nel saggio critico: L'Ebreo di Verona* del padre Bresciani. Merita tuttavia una menzione ben diversa il QUANDKL, Giornale della Difesa di Gaeta, itM fi cui proemio ispirato ad una nobile malinconia, cui sono estranei maldicenza o rancore (Quella parte dell'Esercito Napolitano, che servando la fede giurata aveva