Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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349
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ìl generale Fmìteesm Laudi 349
Le prime voci, con tutta probabilità, furono sparse, ancora a Palermo, dal maggiore Sforza, comandante dell'80 battaglione cacciatori, il quale, non pago dei meritati elogi che a lui personalmente ed al suo reparto erano stati tributati, volle attribuirsi ogni merito dell'azione, e sostenne, come abbiamo visto, d'essere stato lasciato solo nel combattimento. 1) Sforza, che scompare oscuramente dalla scena, perchè il suo nome non è più citato in nessun episodio della campagna, doveva essere un valoroso ufficiale, che, dominato da un complesso d'ambizione non soddisfatta, finì per fare al proprio esercito più male che bene, cominciando ad instillare quella sfiducia nei superiori, che doveva condurre a cosi nefasti risultati. Ed è curioso, che questi sintomi abbiano proprio cominciato a manifestarsi in quel, battaglione, che a Calatafhni ed a Palermo s'era battuto con tanto onore. Imbarcato per Messina il 7 giugno, fu segnalato pochi giorni dopo, dal gen. Clary, come uno dei reparti nel quale si verificavano maggior numero di diserzioni. Il 17 luglio, alla battaglia di Milazzo, si rese colpevole d'un episodio d'indisciplina collettiva, proprio nei confronti del colonnello Beneventano del Bosco, la cui fedeltà ed il cui valore furono sempre indiscussi: poiché questi aveva inflitto gli arresti al maggiore Maring (succeduto a Sforza nel comando) che aveva abbandonato senza suo ordine la posizione di Archi, quattro compagnie si rifiutarono di andare all'attacco se non fosse stato loro restituito quel comandante. Ricondotto da Messina a Napoli il 27 luglio il battaglione fu concentrato, alla fine d'agosto, nella piana di Eboti, con la divisione Bosco: e questo generale dichiarava che gli ufficiali di quel battaglione non avevano fiducia nei propri dipendenti, e proponeva che fosse trasferito altrove.2> Eppure, l'8 cacciatori era uno dei reparti migliori, e combattè ancora a Capua ed a Gaeta, dove era comandato dal maggiore Antonio Nunziante. 3
i) Nel rapporto del ten. gen. Lanza (in ACRATI, / Mille, cit., p. 380) è detto, con maggiore equilibrio, che vi fu a Calatafhni valoroso combattimento, specie do parte de!F8 cacciatori, che caricò alla baionetta e che prese la più bella bandiera al nemico cui inflisse gravi perdite . Nella relazione Landi, pur riconoscendosi la parte dell'80 btg. e del suo comandante, si deplora che il magg. Sforza abbia volata travisare la verità, e disconoscere il merito degli altri comandanti dei reparti partecipanti all'azione. La tesi del magg. Sforza divenne quella ufficiale degli scrittori borbonici {Cronaca degli avve-tornanti di Sicilia, cit, p. 01 : < L'onore del combattimento di Calatafimi è tutto del prode 8 cacciatori,, che ai è battolo quasi itolo, od il colpo sarebbe stato decisivo, sa l'inerzia del gen. Landi non lo avesse lasciato nell'azione senza sostegno e senza ap. poggio ; v. anche DE SIVO, Storio, cit., II, p. 58).
2) UATTÀGUNI, Lo fine d'un Esercito, cit., pp. 248, 269, 283, 868. Abbiamo visto, che secondo il BANDI, / Mille, eiu, pp. 200 sgg., alcuni sottufficiali di quel battaglione com battevano già nelle file garibaldine a Milazzo.
*) DE SIVO, Storia, cit., IL. pp. 255, 257, 343.