Rassegna storica del Risorgimento
LANDI FRANCESCO
anno
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1960
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pagina
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350
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Guido Laudi
Più grave fu il contegno del principe di Castelcicala, che, sostituito come abbiamo visto alla vigilia del combattimento di Calatafimi (a quanto pare, per le segnalazioni del Direttore di polizia Maniscalco,1) che ne rilevava la scarsa energia) ebbe la mortificazione, giunto a Napoli, di non essere ricevuto dal Re,2* e sfogò la sua amarezza con raddossare ai propri dipendenti, senza misura e senza generosità, anche le colpe che a lui avrebbero potuto addebitarsi. Stabilitosi a Parigi, ricordando i fatti a memoria e ad approssimazione, *) non si sa con quanta buona fede* ma certamente con animo esulcerato, continuò per anni a parlare ed a scrivere, caricando gli altri di colpe impossibili, attribuendosi piani strategici che purtroppo nonché attuati non erano stati a suo tempo nemmeno ideati, e spiegando tutto col tradimento: il primo traditore era stato Laudi. *> Pare manifesto che vi sia stato qualche collegamento tra Sforza e Castelcicala : il primo è sempre dal secondo qualificato da prode. Dietro un così autorevole esempio, il livore dei reazionari non ebbe più limite, e l'intero Stato maggiore borbonico diventò, per i fatui ed inetti fautori della dinastia, un'accolita di traditori passati, presenti o futuri. Castelcicala, il quale in definitiva aveva lasciato maturare sotto il suo comando una situazione che al momento critico ai dimostrò irreparabile, fu dai borbonici definito soltanto buono ma fievole : 5* egli però era un borbonico puro, di quelli venuti dall'Esercito di Sicilia nel 1815. Ora, si può comprendere lo sconforto d'un vecchio, che sente perduta la causa che servi per tutta la vita, e che è convinto in coscienza di non avere mancato al proprio dovere; si può anche comprendere che egli da antico comandante si sentisse sempre in diritto di distribuire lodi e biasimi a quelli che erano stati suoi dipendenti e collaboratori; non si può invece giustificare la pervicace leggerezza con cui, senza prove, solo per illazioni e sospetti, volle macchiare l'onore di suoi antichi ufficiali, screditando ad nn tempo il buon nome dell'esercito al quale apparteneva.
') II giudizio su Salvatore Maniscalco, dal punto di vista morale, è negli scrittori più recenti favorevole, poiché esso fu, in' sostanza, inflessibile ed onesto difensore d'un sistema politico che non discuteva: v. ad es. BATTAGLI NI, La fine d'un Esercito, cit.,. p. 169; ed anche DE CESAEK, La fine d'un Regno, cit., II, p. 189. La vedova ottenne, nel 1870, la pensione dal Governo italiano perchè Salvatore Maniscalco a porte la sua politica servi zelantemente il Governo di cui era funzionario (doc. cit. da AMTKI, Lotte politichi* in Sicilia sotto il governo della Destra, cit., p. 96).
2> DK CESARE, La fine d'un Regno, cit li, pp* 258 sgg.
3) ACSAXI, / MOUf, cit., pp. 219, 273.
*> DB CESARE. La fine d'un Regno, cit., IT, pp. 256 sgg.
5) DB SIVO, Storia, cit., IT, p. 55; eri a p. 25: 4 Paolo Ruffo principe di Castelcicala.., uomo Intono a ubbidire, salvo roncata e la fedeltà, non aveva pregio da stare in tanta sedia.