Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <358>
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Guido Laudi
APPENDICE
RELAZIONE
intorno alla colonna mobile di Reali Truppe comandata dal generale Landi dal giorno 6 al 17 inaggio 1860, da servire di risposta critico giustificativa ai saccentoni che si son serviti sindacare le operazioni fatte e la condotta tenuta dal suddetto Generale nelle due giornate di combattimento 15 e 16 maggio 1860.
Che la critica sia stata elevata a scienza; che questa maestra governatrice delle Nazioni incivilite sieda a cavaliere sui turriti palagi come sugli umili abi­turi; che abbia spiegato il suo potere su tutto il vivere sociale, e con arcana fòrza imponga ad ogni essere razionale; che siasi addentrata negli eserciti, ove la fredda impassibilità dei sistemi è perennemente invariabile, come immuta­bile si è lo scopo delle armi, quello cioè di sostenere i troni, di mantenere equilibrato l'ordine, e garantire le sostanze; che in seguito abbia esteso il suo dominio sui campi di battaglia, e sotto la tenda del bivacco, non è questo oggetto di meraviglia. È un fatto incontrastabile, provato dalla storia delle umane vicende. È una parte, direi, intrinseca del dovere di ogni uomo probo; e sog­giungo che la critica è la scienza dell'immegliamento sociale.
Ma rifugge l'animo dal sentire questa, travolta nella voragine delle umane passioni, adulterata dal livore, ed invertita in maldicenza, in sarcasmo.
Si è voluta far la critica alle operazioni da me praticate con la colonna di Reali Truppe affidatemi superiormente per affrontare i ribelli che andavano radunandosi nella Provincia di Trapani. Ed io, perchè ognun sappia qual fu la mia missione, quali le svariate circostanze incontrate, e quab le misure da me adottate, mi accingo a narrare in succinto i fatti avvenuti, affinchè resi di pubblica ragione, possano essere valutati dalla sana critica di coloro, che più di me sanno guerreggiare, e che più col Benno che con la mano seppero, in vari tempi, superar le battaglie; e non dalla livida maldicenza di taluni. che per mascherare la loro infigardia, spacciano sentenze a guisa di Ciceroni, credendosi di poter procacciarsi con tal mezzo quei suffragi, che son lungc dal sapersi acquistare con la bravura.
La mattina del 6 maggio 1860, partiva da Palermo una colonna di Regie Troppe, composta di sole quattro Compagnie del Reggimento Carabinieri, la metà della Batteria da montagna n. 14, ed uno squadrone dei Cacciatori a cavallo.
Questa colonna veniva comandata da un Generale, e questo Generale ero io.
Non dico che mi trovavo senza aiutante di campo, perchè il Tenente Pao-lillo dei Cacciatori a cavallo t'adente parte della mia colonna fu da me adibito ad un tale incarico, ma che un Generale sia spedito alla testa d'una colemia mobile di operazione, senz'aiutante di campo, senza un ufficiale di Stato Mag­giore, e senza Ambulanza, questo per me è un caso stranissimo. Ciò non per­tanto mi avviai alla sventura, chinando umile la fronte agli orami dei miei Superiori, dei quali mi reputo subordinarissimo.
Feci la mia prima fermata in Partinico, dove adempii alla missione di un generale disarmo.