Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <362>
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362 Guido Laudi
base d'operazione, pensai sloggiare da Calatafimi, la sera stessa del 15, facendo la mia ritirata sopra Alcamo, pria ohe mi venissero tagliati i passi.
La ritirata mi riuscì molto tranquilla, giacché io delusi il nemico con faro accendere dei fuochi di bivacco all'intorno del paese, e favorito dal buio, mi posi in rotta, toccando Alcamo alle ore 2 dopo la mezzanotte, e mi rimasi ac­campato fuori dall'abitato, dando così pure un breve riposo alla truppa affa­ticata molto.
Si è detto che io abbia fatto una precipitosa ritirata; costui o parlò col linguaggio del livore, e della maldicenza, ovvero, bisogna convenire che non conosca cosa sia ritirata militare, e quale i mezzi per effettuarla nobilmente, a fronte del medesimo nemico, con l'assoluta mancanza di viveri e pochissima munizione.
Alle 5 a/m del giorno 16 mossi da Alcamo verso Partinico. Giunto al vil­laggio denominato Valguamera, a 3 miglia prima di Partinico, lo trovai deserto, e nell'uscire con la colonna dalla parte opposta di esso villaggio, da un'imbo­scata dal lato dritto, ed altra dal lato sinistro, mi fu fatta una forte scarica di fucileria. In un batter d'occhio slanciaronsi i miei soldati, e dando addosso ai nemici gli snidarono, li misero a precipitosa fuga, ed uccisero vari di essi-, che pin ardimentosi stavansi appiattati in una casupola facendo fuoco. Tutti gli altri furono inseguiti fino a Partinico dai fiancheggiatori della colonna.
Qui fu incontrata forte resistenza, il paese era tutto gremito di bande armate. Una doppia imboscata a destra e a manca dell'entrata del paese ci fece una nutrita scarica di fucileria, alla quale fu risposto con buon risultato. Le masse, poi, che coprivano il cassero in tutta la sua lunghezza, e che tira­vano pure di fucileria, furono ben presto sgombrate dall'artiglieria.
Così si potè entrare nell'abitato con la forza e con l'incendio di quelle case da dove si faceva vivissimo fuoco; per la qual cosa si impiegarono ben quattro ore di fuoco per poter progredire, essendo la colonna bersagliata dal nemico con un vivo fuoco, dai vicoli che sboccano nel cassero.
Occupato Partinico con la forza la colonna continuò la sua via per Mou-telepre, affine di evitare un'altra ben certa imboscata nella montagna sopra Borgetto, per dove erano fuggite le bande scacciate, posizioni, per esse, vantag­giosissime. Ma non appena uscita la colonna da Partinico venne nuovamente attaccata dai lati e dalle spalle, cosicché il fuoco non ebbe mai termine in tutta la giornata del 16, economizzando per quanto mi fu possibile la munizione, per non rimanerne affatto privo, prima di giungere in Palermo.
Giunti ad un fiume limaccioso, poterono a stento passare le artiglierie, i carri dei feriti, e degli equipaggi, dei quali, due si affondarono nella melma, e mentre la scorta operava per i sveli crii, essa fu aggredita da una banda. La scorta, però, unita alla retroguardia le diede la carica, inseguendola per un buon tratto; ma nel mentre si sgombrava il nemico da mi lato, altra partita di rivoltosi uscita dai giardini del paese, s'impossessò dei carri, uccise gli animali e fece preda di tutte le valigie, degli zaini dei fanti, e di vari spedati.
Col continuo fuoco mi aprii il passo fino a Montclepre, dove giunto, fui invitato di entrare nel paese, da una deputazione con alla testa le autorità locali, che mi assicurava della quiete. Vi entrai, e veramente tutte le case erano insignite della bandiera di pace.
Ma quando la mia colonna stava già nel paese* e che già io avevo dato tutta le disposizioni per tenermi vigile, dal lato sinistro del paese fui attaccato