Rassegna storica del Risorgimento

LANDI FRANCESCO
anno <1960>   pagina <363>
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Il generale Francesco Laudi 363
da una delle bande di Partinico, le quali vedendo che la mia truppa aveva preso la via di Monteleprc, andarono ad insidiarsi in gran numero nei giardini di questo paese.
Avrei potuto colà prendere posizione, ma noi feci, dappoiché sarei andato incontro ad una sicura imboscata, nel corso della notte, non potendomi mili­tarmente piazzare a causa della posizione topografica del paese dominato da montagne già in potere delle masse. Le imboscate, intanto, continuarono a saettarci per tutta la via fin sopra la montagna di Monteleprc, venendo ad ogni momento la colonna attaccata or da un lato, or dall'altro, e soventi alle spalle.
I miei soldati respinsero con valore il fuoco nemico che si fece sentire fino ad ora tarda della sera, causa per cui fui costretto di fare arrestare la colonna più volte, per sostenere l'urto nemico. Dopo della cennata ora tutto fu silenzio, e la colonna potette proseguire la sua ritirata senza ulteriore molestia fino a Palermo.
Sono questi i fatti in iscorcio avvenuti nei giorni 15 e 16 maggio 1860, e la condotta da me tenuta fu già esposta nel corso della presente relazione.
Ora invito coloro che si sono compiaciuti mettere difetto sul mio dipor­tamento, a dirmi in che io abbia errato, acciò possa ricevere insegnamento ed istruzione per l'avvenire.
Ma, oh, quanto è dolce il riposarsi nella coscienza di non avere commesso quei falli, di cui mi si accusa 1 È questo l'unico compenso ai tanti miei durati travagH, alle sopportate angoscio, alle passate veglie, durante la colonna mobile.
Ma lasciamo gli episodi, e riassumiamo le nostre idee per trarne le con­clusioni.
È falso ciò che si è detto che io abbia impiegato poca truppa in azione il giorno 15 sul monte Barbaro, per come, a suo luogo, ho dimostrato.
È falsa la voce, ed è voce maledica, quella che mi tacciò di avere fatto una precipitosa ritirata dopo l'attacco, mentre, al contrario, sostengo di averla eseguita con tutte le regole militari, e con la massima calma ed ordine, come pure ho detto innanzi.
E qui mi è d'uopo soggiungere che la mattina del 15, quando dovevo muo­vere sopra Salerai, e che poi rimasi fermo in Galatafimi, per essermi visto cir­condato dalle masse, mi giungeva una ufficiale di S. E. il Comandante in Capo, con la quale mi si avvisava aver convocato un consiglio di guerra di Generali, dal quale fu deciso di far rientrare a Palermo tutte le colonne mobili vaganti per le Provincie, e m'ingiungeva di far subito la mia ritirata sopra Partinico, dove piazzarmi dovea militarmente.
Beco la prima causa della mia ritirata. La seconda fu quella già esposta, cioè la privazione dei mezzi di difesa, la mancanza di munizioni, il difetto asso­luto dei viveri, e la lontananza molto sensibile da Palermo (base delle mie operazioni) mentre ogni comunicazione era stata troncata, assediato dal nemico, deciso ad aggredirmi, E non mi ingannai. Il domani, giorno 16 i Garibaldini e le masse andarono per assaltare Galatafimi, e rimasero deluse.
Qui mi giova riferire le parole profferite da un uffizi ale garibaldino il giorno 9 giugno in Palermo, verso uno dei nostri uffiziali. Diceva: 11 giorno 16, all'alba, dovevamo assalire Calata fimi, ma il generale Landi ci seppe deludere abbando­nando quella posizione durante la notte, e facendo la sua ritirata per mezzo al nostri avamposti, senza che questi se ne accorgessero.