Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1960>   pagina <368>
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368 Antonino Basile
zione delle assemblee comunali, richiamando In vita gli antichi parlamenti. La richiesta di commissari ordinatori veniva ripetuta, lasciando, però, nel vago le loro attribuzioni, nel n. 10 del programma che circolò successivamente e fu attribuito al Trova:
Invio di delegati organizzatori nelle province, muniti d'istruzioni, che venissero fornite dal ministero dell'interno: ovvero collazione di simili poteri agl'intendenti delle province.1)
Come si vede il Troya lascia sotto silenzio la facoltà di sciogliere le ammi­nistrazioni comunali e di procedere alla nomina di nuovi elementi per mezzo delle assemblee popolari. E naturale che egli, durante il suo ministero, cercasse di realizzare questo punto del suo programma, ma non è esatto dire, come fa il Paladino, che i commissari ordinatori, istituiti dal ministero Troya, avessero il potere di sostituire alle vecchie amministrazioni delle nuove forniate con elementi popolari , né che le istruzioni governative facessero di loro dei veri e propri intendenti, né che molti rifiutarono l'incarico prevedendo di trovarsi a disagio nello svolgimento di un'azione già affidata ad altri e non furono sostituiti e che quei pochi che accettarono non raggiunsero le loro sedi. Il Pala­dino cade in errore perchè interpreta malamente una frase del Michitelli, il quale, notando che delle nomine e delle istruzioni dei commissari rimasero tutti scontenti o per eccessi di desideri o per malconcctti timori , aggiungeva che, in considerazione della precipitazione, molti di essi non accettarono l'incarico; altri non partirono; e le faccende dei comuni restarono sullo stesso piede che per lo innanzi.2)
I documenti d'archivio smentiscono le asserzioni del Michitelli e del Pala­dino: essi attestano che soltanto sette su quattordici commissari nominati non accettarono e per ragioni tutte diverse da quelle loro attribuite dal Paladino; ebe i rinunzianti furono subito sostituiti e che, se è pur vero che alcuni non partirono, altri, invece, raggiunsero la sede e si misero al lavoro. Ma procediamo con ordine e facciamo parlare i documenti, che testimoniano la presenza dei commissari ordinatori nel Molise, nel Primo Abruzzo, in Terra d'Otranto e nella Calabria Ulteriore Seconda (attuale provincia di Catanzaro). Subito dopo il tre aprile il Troya presentava al Re una nota per la nomina a commissari organizzatori- dei seguenti nomi concorrendo per essi il favorevole parere del consìglio dei ministri . I designati erano: Don Carlo Cianci per la Intendenza di Napoli; Don Giuseppe De Simone, di Terra di Lavoro; Don Giacomo Giu­liani per il Principato Citra; Don Domenico Lopane per il Principato Ultra; Don Giulio Corbi per la Basilicata; Don Francesco Saverio Figlioli per la Capi­tanata; Don Giuseppe Del Re per Bari; Don Felice Cerillo per la Terra d'Otranto; Don Nazario Colaneri per il Molise; Don Vincenzo De Thomasis per l'Abruzzo Citra; Don Michelangelo Castagna per il Primo Abruzzo; Don Antonino Pìutino per la Calabria Citra; Don Carmelo Riccioli per la Prima Calabria; Don Cosmo Assalite per la Seconda Calabria. 3)
*X MicniTELLi, op. cit.t p. 332.
2) MICHITELTJ, op. cU. p. 249.
3) A. S. N., Min. Interno, 2 Inventario; Fascio 5192. L'elenco è pubblicato nel Gior­nale Costituzionale del Regno delle Due Sicilie, n. 77 del venerdì 7 aprile 1848. La mag­gior parte dei designati era di sicura fede liberale. Giuseppe De Simone, nato a 'Napoli il 19 novembre 1794, era avvocato e pubblicista notevole o, come membro del comitato