Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1960>   pagina <373>
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I Commissari Organizzatori nelle province napoletane nel 1848 373
Al termine prefisso per l'apertura dei collegi elettorali mancano pochi dì, tanti che non bastano pure a trovarsi nel capo luogo della Provincia; onde mancherebbe lo scopo primario dell'incarico, quello di rimuovere ogni sorta di ostacoli alla libera e buona eie-zionc de* rappresentanti della nazione, siccome a quest'ora trovasi mancato l'altro anche importante dell'elezione de' disposinoci della forza nazionale. Tutt'altro obbietto non potrebbe che effimeramente conseguire. I vizi delle persone e de' funzionari sarebbero maltolti con le scarse facoltà ricevute ed in ogni caso sarebbe già troppo tardi, poiché si è creduto di mantenere in osservanza la legge del 1816 in luogo di attuare i principi dello Statuto, per effetto di cui i municipi debbono essere di libera elezione del popolo. Non dissimuliamo ancora che mentre da un canto la nostra opera nessuno o pochis­simo vantaggio arrecherebbe alle Province, dall'altro noi come cittadini ce ne crediamo pregiudicati in quanto Vediamo mettere in dubbio, a torto o a ragione che sia, la nostra candidatura alla Camera, per l'assegnamento del soldo propostoci dal Governo, contro ogni nostra aspettazione. Però noi preghiamo FÉ. V. di fare accogliere queste nostre scuse dal Governo, e con sollecitudine perché possa egli dare quei provvedimenti che nella sua saggezza crederà opportuno.
Giuseppe Del Re Antonino Plutino Giuseppe De Simone Vincenzo De Thomasis Filippo Muzi *'
Le dimissioni pervenute al Ministro in data 19 aprile vennero accettate e il 1 maggio ne venne data comunicazione àgli interessati, agli intendenti di Bari, di Caserta, di Reggio, e di Aquila.
La lettera riportata esprime le critiche alle disposizioni sui commissari organizzatori delle province da un punto di vista esclusivamente progressista, di sinistra, come oggi diremmo. Critiche dal punto di vista liberale legalitario esprimeva invece questa lettera di Raffaele Pepe, fratello del più noto Gabriele, che prima di accettare la nomina per il Molise, al posto del Colaneri, esprimeva cosi le sue riserve. Dopo aver dichiarato i suoi profondi scotani enti di rispet­tosa gratitudine e maggiore attaccamento al Re ed allo Statuto , il Pepe pro­testava che nomo pubblico ed oscuro cittadino egli era sempre pronto a servire la patria e a sacrificarsi per il suo bene e le sue franchige. Ma prima che accettasse l'incarico, più. facile a desiderarsi che a bene eseguirsi, la coscienza e l'onore gPimponevano di fare una dichiarazione che annunziasse la sua profes­sione di fede politica ed esponesse liberamente le sue proteste. La dichiarazione è organata in quattro punti, che qui fedelmente riportiamo:
1. Lo Statuto concesso dal Re, da lui giurato e dal Popolo deve osservarsi let­teralmente: interpretarlo, ampliarlo o restringerlo non si può.
Questo primo articolo esprime la posizione di lealismo di questo espo­nente dell'onesta borghesia terriera meridionale nei riguardi del Re e dello Statuto. In quel periodo in qui le passioni fervevano e le discussioni sulla validità dello Statuto,, che, modellato dal Bozzelli sulle costituzioni degli altri Stati europei nei 1830* non. aveva soddisfatto molti liberali del Regno, diventavano interminabili e si parlava con discutibile opportunità di svolgere
i) A. S. N., Fascio citato*