Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1960>   pagina <374>
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Antonino Basile
lo statuto, sicché la camera dei deputati si sarebbe cambiata in una specie di costituente, Raffaele Pepe sentiva la necessità di rimaner fermi al con­cetto della intangibilità della Carta costituzionale, sicché egli crìtica la istituzione dei commissari organizzatori;
2. - Lo Statuto ha trovato stabilita la gerarchia delle Autorità in ogni ramo della macchina governativa e le ha riconosciute: ora fino che la legislatura nazionale non la cangia, non pare lecito creare nuove Autorità, ed eccezionali ili.
3. Quindi la Missione straordinaria de* Delegati Organizzatori se non è diretta­mente anticostituzionale, è però assai divergente della Gerarchia stabilita: perciò mi sembra dovere di onorato Cittadino e leale non accettare quella missione letteralmente ma con riserba .
E dopo aver notato che l'art, 3 delle Istruzioni stampate per i Commissari Ordinatori sentiva dell'arbitrario e dava loro soverchia autorità (noi abbiamo già visto che il Ministero dell'Interno s'era affrettato a dare una interpretazione ufficiale restrittiva del predetto articolo e ad escludere che i sindaci manchevoli potessero esser sostituiti per libera elezione popolare) il Pepe osservava che essi risvegliavano l'odiosa rimembranza de* commissari che la furibonda Repub­blica francese del 1793 e 94 inviava nelle province per farsi temere e avanzava delle critiche molto sensate dal punto di vista pratico:
No: il nostro Governo Costituzionale dee al contrario farsi amare da tutti. Altri­menti avverrebbe nello stato presente delle passioni e delle ambizioni strabocchevoli, eccessivo. Un delegato in ogni Provincia si troverà tra 100 a 200 impiegati municipali ed anche corpi interi da sospendere, da cassare ed altri da rimpiazzare. Quindi scontenti da una parte, esultazioni dall'altra, gare di famiglie da amendue, qua disprezzi, là invi­dia; o odii, divergenze di affetti, di pensieri di cuori quandoché è necessità e urgenza che i cuori, i pensieri, gli affetti siano tutti unisoni per lo Statato, per la Patria, per il Re.
Chiunque abbia una conoscenza pur mediocre di quel mondo meridionale, ove il basso tenore di vita e l'arretratezza dell'economia rendevano acutissime le rivalità tra famiglie per impadronirsi delle cariche pubbliche, poiché avere in mano il potere era una necessità per dominare i contadini e avere i benefici sui beni del comune, comprenderà le preoccupazioni di Raffaele Pepe. Egli metteva poi in rilievo l'impossibilità che i Commissari Ordinatori eseguissero, nel breve tempo che li separava dalle elezioni, ciò che il Governo pretendeva: nel Molise su centoquarantadue comuni sarebbe occorso per lo meno un mese semplicemente per percorrerli!
In quel frattempo ognuno prevede, che gli affari comunali, le pretensioni, i dubbi, le ambizioni, i progetti, i lamenti, le resistenze si agglomererebbero attorno al delegato: e le autorità governative, amministrative, tacerebbero, si sminuirebbero le loro attri­buzioni, anche il rispetto loro dovuto, anche la fiducia in esse riposta: un lievito di dis­soluzione s'insinuerebbe in una macchina i di cui ordigni più oggi che in altri tempi devono camminare a passo di carica uguale e sollecito. Una Autorità straordinaria ecce­zionale sarebbe quasi uno stato nello slato: anomalia contraria al Regime Costituzionale ,
Il Pepe, dopo aver avanzato le critiche alle disposizioni del Governo, pro­poneva un suo piano sui poteri da accordare ai Commissari Ordinatori, piano formulato in cinque punti:
1. - Lasciare a' Delegati l'intera libertà e latitudine per eseguire l'art. 2 (salve le riserve sul n. 5 della presente) interrogando i Dccurionati e le Amministrazioni diverse, i Parochi, i Sacerdoti da* quali s'aspettano sempro parole di verìln, ascoltando i Nota-