Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
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1960
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Antonino Basile
sazione a me commessa, ho scorto con dolore massimo dell'animo mio in qualche Cornane, nomini nemici dell'ordine aver abusato della buona fede del popolo, insinuandogli esser questo il tempo adatto ad occupare le terre, sulle quali si crede vantare ragioni Così, sotto il pretesto del diritto, gl'incauti vengon sospinti sulla via degli abusi. Ed invero grande mancamento è qualsiasi attentato alla proprietà ed ai possessi, ora specialmente che ogni maniera di dritto sta sotto la salvaguardia dello Statuto.
Miei concittadini, Voi siete ingannati da quei tristi, cui cale farvi strumento passivo di lor cupidigia. Ascoltatemi in nome della patria comune.
Le proprietà sono sotto la guarentigia delle Leggi. A ninno è dato ministrarsi giustizia con le proprie mani. È santo l'uffizio dei Magistrati dare ciò che la ragione reclama. L reo di grave delitto chi invade l'altrui, quando avesse giusta causa a pretendere.
Le operazioni della divisione demaniale o sono consumate, o sono tuttora pendenti.
Nel primo caso debbonsi rispettare i giudicati pronunziati. Che se pure questi avesser menomato le ragioni altrui, spetta alla legittima autorità corrigcrli nella forma di rito.
Nel secondo caso le operazioni pendenti debbonsi svolgere con tutta solennità dinnanzi il funzionario delegato. È pure dovere di costui provar la reintegra de' Demani abusivamente occupati, intese le discolpe degli occupa tori.
Se è cosi, come mai potranno le operazioni di un salto impadronirsi delle terre, dividerle ed espellerne chi ne ha il possesso attuale ?
Se per lo bene de* poveri molto rimane a fare, spetta alla Saggezza delle Camere legislative provvedervi con leggi opportune, ed è sacro dovere del Governo applicare i precetti con la sua salutare azione*
Ravvedetevi una volta, concittadini miei. Tranquilli nei vostri focolari attendete l'immegliamento delle vostre sorti ora che un liberale regime assicura ad ognuno indistintamente il dritto di far sentire la sua voce non più soffocata dalla nequizia altrui.
Se per disavventura questo mio fraterno linguaggio non avrà eco nella coscienza de* fuorviati, io protesto altamente che ogni menomo abuso non passerà inosservato. Gli agenti tutti del Potere nei limiti delle loro rispettive attribuzioni gareggiando di zelo concorreranno a far rispettare le leggi, curarne l'esecuzione, e punire esemplarmente i colpevoli. La Guardia Nazionale, che ha dato di sé luminose pruove, farà il suo dovere, sendo a lei affidata la custodia dell'ordine pubblico.
Cale sperare che in questa terra classica per vecchi e nuovi esempi di patriottismo non abbiasi a rinnovare cosi dispiacevole infrazione alle leggi proteggitrici della proprietà.
Così verrà meglio raffermato l'ordine pubblico, sorgente di ogni domestica e cittadina prosperità.
Catanzaro li 27 Aprile 1848. n Commissario Organizzatore
Cosimo Assanti. *)
Il manifesto sopra riportato parlava un. linguaggio che i contadini non potevano o non volevano intendere. Esso esortava ad aver fede nell'ordine e nell'opera della magistratura, ma i contadini sapevano per esperienza che poco avevano da sperare da esse: l'influenza dei potenti e l'impossibilità per i poveri Braccianti a sostenere le spese e le more di lunghi processi li avevano sempre più convinti che bisognasse farsi giustizia con le proprie mani e battere il ferro quand'era caldo, in modo da ottenere il mezzo di vivere: la terra, sicché è da pensare che anche senza le esortazioni di improvvisati agitatori, come quel tale D. Tommaso Lamanno di Mesuraca, che, in quel di Squillace e di Gasperina annunziandosi un ricco barone e facendo ubriacare a sue spese, e col denaro ch'estorqueva colle sue imposizioni a talun proprietario, non pochi dell'ignorante
J) A. S. N., Fascio citato.