Rassegna storica del Risorgimento

anno <1960>   pagina <392>
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392 Raoul Guéze
fasi del nostro Risorgimento... . 11 Siceoli citava la partecipazione di Lima alla sottoscrizione pei 100 cannoni alia fortezza di Alessandria, per il milione di facili e per il monumento a Cavour. Il Perù inoltre era stata la prima nazione latina, dopo la Francia, a riconoscere il Governo di Torino. Il Perii aveva sempre offerto ospitalità generosa ai proscritti italiani; diecimila Italiani risiedevano in Lima e un numero uguale nelle altre città della Repubblica, dove complessiva* mente possedevano beni immobili per oltre 100 milioni. Infine da 80 a 100 basti­menti italiani navigavano lungo le coste del Perù.
Abbiamo voluto fare ampio riferimento al discorso del Siceoli *) prima di illustrare brevemente i principali episodi che, ispirati dalle lotte per l'indipendenza italiana, Hanno avuto eco e riscontro in Perù. Le parole del deputato toscano illustrano molto bene la situazione, l'importanza, i sentimenti degli Italiani in Perù nella seconda metà del secolo XIX.
Malgrado i lunghi anni di guerre civili e di caudillismo , che caratterizza­rono il primo periodo dell'indipendenza del Perù, numerosi Italiani collaborarono anche in quell'epoca allo sviluppo e al progresso della Nazione. Si può dire anzi che, tra gli stranieri, l'elemento italiano sia stato sempre (Spagnoli a porte) il più numeroso.2)
Nel secolo XIX appaiono particolarmente apprezzati i medici, fra i quali merita un particolare ricordo Emanuele Solari, cugino di Mazzini e capo della Giovine Italia a Lima, che, dopo aver studiato a Parigi con Velpeau all' Hopital de la Charité, fa chiamato nel 1841 a reggere la cattedra di patologia e clinica.s)
') Il Municipio di Lima offriva, in seguito, al Siceoli tuia medaglia d'oro di beneme­renza.
'-'' La presenza di Italiani in Perù è segnalata fin dagli inizi della Conquista . Secondo Raul Porras Barranechea, Los viajeros ilalianos en el Perù, Lima, 1957, p. 21 e sgg., un Antonio Rovaldi figura, nel 1520, tra i firmatari di una petizione collettiva al Governatore di Panama contro Pizarro. Nel 1531, due Italiani, Simone Genovese e Pietro Milanese, appaiono tra coloro che ricevono una parte del bottino dopo la presa di Coaque. Dopo il 1536 gli Italiani sono più. numerosi. Uomini di mare come Giovan Battista Paste-ne, cronisti come Nicolò del Benino, storici come Girolamo Benzoni, mercanti, missionari figurano presenti in Perù. Anche tra gli Spagnoli s'incontrano molti che, forse a causa delle guerre combattute in Italia, hanno familiarità con eventi e cose italiane. Il cronista Zarate dice che, durante la guerra fra almagristi e pizarristi, i combattenti portavano celate, come se liacen en Milan , ebe gli indos avevano imparato a forgiare e destramente cóme i Milanesi . Gli eventi della guerra fra i partigiani di Almagro e di Pizarro strappano al cronista Guticrrez de Santa Cruz l'espressione se hazia a ninnerà de corno en Italia se usabn los nombres de guelfo y gibcllinos . Di Francisco de Carbajal, il maestro di campo di Pizarro, chiamato per la sua ferocia il demonio delle Ande , correva voce che fosse figlio di Cesare Borgia. Infine l'arte della stampa fu introdotta in Perù da] torinese An­tonio Ricardo (1584).
9) Tra i numerosi rappresentanti italiani della classe medica in Perù nella seconda metà del secolo scorso ricordiamo Giuseppe Eboli, napoletano, ohe fondò la cattedra di chimica e mineralogia, Giovanni Capalo, che fondò la cattedra di storia della medicina, Francesco Magni e Ernesto Maffei, che iniziarono la pratica della oftalmologia, Giuseppe Azzali pioniere della chirurgia addominale, Giuseppe Calta ri, giunto in Perù al seguito di Bolivar e amico di Garibaldi, e molti altri.