Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
anno
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1960
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pagina
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404
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AMICI SCOMPARSI
FEDERICO CHABOD
(AOSTA, 23 FEBBRAIO 1901 - ROMA, 14 LUGLIO 1960)
Ti devo lasciale. Sono le tre del mattino, e domattina devo alzarmi prestissimo per recar la lettera alla persona che parte in aereo e vedrà domani sera beata lei! il rosseggiar del tramonto verso il lido di Ostia....
Giornata faticosa quella del 12 febbraio 1945 e non serena, né calma la notte di Grenoble, in cui gli occhi stanchi di Federico Chabod si aprivano, quasi con affettuosa invidia, alla visione lontana del lido di Ostia. Dopo un lungo intervallo di silenzio era riuscito a riprendere contatto con un amico romano e si affrettava a dargli notizie di sé e della situazione, durissima, che doveva affrontare. Tu mi lusinghi, caro amico, dicendomi che a Roma potrei essere utile; e ti sono grato delle buone parole che hai per me. Ma permettimi di credere che non potrei far nulla di utile. Sono molto preoccupato anch'io per quel che mi giunge all'orecchio dall'Italia liberata: ma ohe potrei fare? Sarei un fuscello sperduto in una tempesta. Non lo dico, bada, per finta modestia ma perchè convinto che sarebbe così. Qui invece posso ancora essere utile. Si stanno riorganizzando i partigiani; fra non molto, spero, potremo rientrare in Val d'Aosta, e riprendere la lotta. Non posso,, ora, abbandonare il mio posto. I miei desideri personali, come i miei interessi, devono passare in seconda e terza linea... Io non posso pronunciare il mine dimitte finché non veda sventolare in Aosta liberata, e per sempre, il tricolore, deWItalia libera. Quel giorno* cacciati; i Tedeschi e i fascisti, messe a posto le cose, farò le mie valigie, se pur mi saranno ancora rimaste, e tornerò agli studi, per non staccarmene mai più, o, almeno, per non staccarmene più, nel modo radicale che ho dovuto seguire in questi ultimi tempi.
La lettera, che conteneva altre notizie sulla Sua attività politicomilitare di quei giorni, notizie che desiderava, data la loro delicatezza, rimanessero esclusivamente per te e per Sestan , rivela in pieno la personalità di Federico Chabod, nel quale gli amici più antichi non piangono solo un grandissimo storico e un nobile maestro, ma un essere ricco della più calda umanità, un esemplare altissimo di vita e non soltanto di scienza.
Altri ha detto degnamente di Lui e del significato della Sua opera di studioso e di maestro. Sia consentito ad uno che lo amò di amore fraterno ricercarne la figura e lo spirito tra queste vecchie lettere del tempo dell'Italia tormentata, quando lo storico si era mutato in uomo d'azione, buttandosi nella lotta con tutta l'anima, con tutte le Sue forze, pronto ad ogni fatica, ad ogni rischio, ad ogni sacrificio. Sono fisicamente stanchissimo confessava : e un po' di sole romano sono certo mi farebbe un gran bene. Ma che vuoi fare? Il ricordo di quello che aveva passato non ne abbatteva però, l'anima indomita: L'inverno ci e stato ostiJJssimo: sui colli* a 3000 m., ci sono 4,5 metri di neve. Quando passammo il colle della Galisia (3000 metri) per venire in Francia, c'eran già un due inetri di neve (per mia moglie fu ano sforzo durissimo; e lo fece mirabilmente). E nota clic fummo fortunati, quel giorno perchè faceva bollo: la sera, quando