Rassegna storica del Risorgimento

CHABOD FEDERICO
anno <1960>   pagina <405>
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Amici scomparsi 405
giungemmo in Val d'Isère, il tempo cambiò, e cominciò a nevicare. Seguirono giornate orribili: una settimana dopo, su 37 fra Inglesi e partigiani che vollero passare il colle, 34 morirono di assideramento in una gran tormenta... .
Durezza di condizioni ( per gente che non aveva da cambiarsi non dico le scarpe, ma nemmeno le calze o la maglia, è stata una cosa allegrai ), incom­prensione di ambienti, ostilità di uomini, non riuscivano tuttavia, a fiaccarne la volontà e l'ardore. il dottissimo indagatore della Milano di Carlo V, il sot­tile analizzatore del pensiero di Giovanni Boterò, non temeva di lasciarsi andare ad espressioni da uomo del Risorgimento. Ad ogni modo, ora le cose vanno molto meglio: il morale degli uomini è alto, e si va incontro al prossimo avvenire con serena fermezza. Per conto miot la mia fede è incrollabile. Non ho mai amato tanto il mio paese, la mia Italia, come ora .
Un amore che non gli eviterà amarezze, a guerra finita. Ti assicuro scriveva il 12 settembre '45 che, in certi momenti, non ne posso proprio più fisicamente, e sospiro il momento in cui potrò esser libero dal peso della -politica . Nulla gli era risparmiato: i gruppetti dei separatisti, esasperati, comprendendo d'aver perso la partita, non mi rendono la vita facile, e mi creano ostacoli quanti più possono . In uno sfogo amaro di diciassette giorni dopo contro gli ostinati e arrabbiati franciosanti , lasciava trasparire, in righe anche più minute e più oblique di quelle che caratterizzavano la Sua calligrafia, oggetto di bonaria ironia degli amici, il Suo sdegno per le ingiuste accuse alle quali era fatto bersaglio: e se tu non lo sapessi, io, per quei messeri, sono un venduto al governo di Roma... . In questo stato d'animo era più che apiegabile che, in certi momenti, cominciasse a sentire vivo il richiamo di quella che era la Sua vera e naturale vocazione. Ma che voglia di andarmene e di riprendere la mia tranquilla vita di studioso ! Quest'esperienza è più che sufficiente a farmi passare se mai ne avessi avuta, ogni velleità di vita politicai .
Proprio in quei mesi, infatti, quando ormai la certezza che la Sua vita politica fosse prossima alla fine aveva accarezzato l'idea di tornare all'inse­gnamento e agli studi. Che questa Egli sentiva come la Sua vera missione, anche se di quella esperienza politica amerà più tardi tener discorso e trarne giovamento alla stessa Sua opera di storico.
Allievo di Pietro Egidi a Torino, di Salvemini a Firenze, di Meinecke a Berlino, aveva cominciato come professore di istituti secondari ed era entrato a far parte di quel grande vivaio di studiosi che fu la redazione della Enciclo­pedia italiana. Sulla Sua più ricca formazione aveva influito, come su molti della Sua generazione, il diverso fascino del magistero ideale di Croce e di quello per molti rispetti suggestivo di Gioacchino Volpe, del quale fu più collaboratore, quasi, che alunno nella scuola dell'Istituto storico per l?età moderna e contem­poranea, a Roma, fra il '30 e il '34, e nella sezione di storia medievale e moderna della ricordata Enciclopédia,
Spirito aperto ai più larghi interessi, portato ad esaltarsi davanti alla superba bellezza d'un paesaggio alpino o alla potenza evocatrice dell'Eroica, curioso di tutte le esperienze, così che nulla mai gli era estraneo, da un saggio filosofico alle più moderne manifestazioni artistiche, dall'entusiasmo per una partita di calcio ben giocata alla lettura d'un romanzo poliziesco, Federico Chabod portò sulla cattedra non soltanto la sicura dottrina, che fece subito di Lui uno dei migliori rappresentanti della cultura storica europea, ma una intensità spirituale, si oserebbe quasi dire sentimentale, nonostante la voluta