Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
anno
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1960
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pagina
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409
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LIBRI E PERIODICI
GIUSEPPE STEFANI, I Greci a Tritato nel Settecento; Trieste, Monciatti, 1960, in 8, pp. 313, 11 taw. f. t. L. 2000.
Qualche anno fa Elio Àpih con La società triestina nel secolo XV Hi (Torino, Einaudi, 1957) ci aveva dato un quadro suggestivo del cosiddetto e cosmopolitismo triestino nelle sue origini e un giudizio positivo sui progressi compiuti dall'emporio grazie alla politica austriaca e alle nuove forze cittadine. Con quel libro il giovane studioso rettificava la condanna moralistica del Kandlcr e le valutazioni negative del Tamaro con quelle restrittive del Cusin; le sue argomentazioni erano basate, tuttavia, piuttosto su felici intuizioni e ampi giri d'orizzonte che verificate puntualmente nei documenti. Perciò da qualche parte, e ci sembra giustamente, è stata rimproverata all'Àpih una certa fretta di giungere alle sue conclusioni, valendosi dell'esame dei soli archivi triestini e delle poche cose edite del de Giuliani.
Oggi ci giungo un ricco volume di Giuseppe Stefani, l'infaticabile storico del Risorgimento triestino, il quale, allargando la sua documentazione agli archivi di Trieste, di Vienna e di "Venezia, restringe il suo studio alla vita della colonia greca di Trieste. E non si tratta della numerosa e cospicua colonia greca attiva nell'800 triestino (questa si formò tra il 1819 e il 1822 con gli esuli che intendevano sottrarsi al pesante giogo turco), bensì del primo piccolo gruppo di pionieri, povero e rissoso, attratto nel porto franco dalla prospettiva di buoni guadagni e incoraggiato dalla benevolenza dei sovrani e dei governi austriaci: gruppo che aveva i suoi rappresentanti, i suoi statuti e la sua chiesa e poteva perciò dirsi nazione;
Le più lontane radici della colonia andrebbero certo ricercate nelle strette relazioni commerciali durate fin dal tempo di Roma e di Bisanzio tra le coste adriatiche e quelle greche e levantine, relazioni mantenutesi poi per opera di Venezia. Con la caduta di Cari-dia, di Cipro e della Morea in mano ai Turchi si ebbe l'emigrazione di moltissimi Greci, i quali in piccola parte si rifugiarono in territorio veneto nell'Istria, a Pola e a Parenzo. L'Austria solo al tempo di Maria Teresa, a metà del '700, dimostrò il suo interessamento pei Greci, sperando di potere assicurarsi il predominio dei commerci con l'Oriente attraverso la loro potenza economica e le loro iniziative mercantili. I porti di Trieste e di Fiume, in concorrenza con Venezia, si apersero così ai mercanti greci.
Mentre l'immigrazione del primo '700 avveniva col contagocce, il conte Mamuca della Torre, esperto di problemi commerciali ed orientali, sottoponeva alla Corte di Vienna na suo piano per favorire lo stabilirsi di popolazioni di rito greco-ortodosso a Trieste, allo scopo di avviare i trattici con l'Oriente da un porto e per mezzo di suddita austriaci, a vantaggio dell'economia austriaca. Il piano venne accettato e il Mamuca ebbe, dopo Liberato Baseo, il titolo di e console e protettore della nazione greca a Trieste (1750-60); alla metà del secolo arrivarono pure due personaggi destinati a ruoli di primo piano nella vita della colonia; l'abate Damasceno Omero e il negoziante Pietro Coniali. Singolare figura di sacerdote e trafficante fu l'Omero, che ottenne le prime concessioni a favore dei Greci, fu il capo riconosciuto della comunità e fece sorgere (nonostante i lunghi ritardi e le sue mene poco chiare con Venezia) la chiesa di San Spiridione al Canal Grande (poi Ponte Rosso). L'importanza che allora si attribuiva alla vita religiosa fece sì che Maria Teresa, superando scrupoli e obiezioni, favorisse anche con la libertà di culto e l'antici-pazxone di somme per la costruzione della chiesa la venuta d'altri Greci. Dopo le concessioni contenute nel rescritto imperiale del 3 marzo 1750, le autorità locali dovettero cedere alla comunità greca un ampio fondo e la chiesa cominciò a sorgere merco le somme anticipate dal Coniali e dal Governo e solo molto più tardi e attraverso molte difficoltà rimborsate.
La colonia greca non era composta di persone facoltose e il Governo dovette presto ricredersi circa la possibilità d'attuazione dei suoi piani. Nel 1756 troviamo a Trieste 175