Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
anno
<
1960
>
pagina
<
410
>
410 Libri e periodici
persone praticanti il rito ortodosso ed il Ricci, richiesto di dare il suo parere sulle prospettive del commercio di Trieste col Levante, si mostra desolatamente pessimista. Solo dopo il T70, sotto la spinta dei gravi avvenimenti balcanici, l'afflusso dei Levantini a Trieste si fa quantitativamente e qualitativamente migliore. Vi giunge ad esempio Demetrio Carciotti, il magnate del commercio; vi giungono pure altri ortodossi non greci dalle Bocche di Cattaro e dall'Erzegovina, i cosiddettiIIlirici, tra i quali emergono personaggi come Giovanni Yomovich e i fratelli Giovanni e Massimo Curiovich. Tiene varato infine il primo statuto della comunità, con il suo Capitolo, il governatore e i procuratori e le severe norme riguardanti l'impiego dei fondi, consone insieme alla mentalità mercantile e alla scarsezza del circolante.
I privilegi teresiani fecero nascere pio. grandiosi progetti, concernenti il trasferimento nei porti austriaci dell'Adriatico di più numerosi Greci, ma le cose non andarono oltre la fase iniziale. Problemi religiosi e difficoltà d'ordine finanziario e organizzativo impedivano nna vita pacifica e ordinata fin nella piccola comunità, divisa da litigi ed invidie, che si acuirono quando gli Illirici divennero più numerosi e richiesero la parità neU'aniministrazione del patrimonio sociale, nel rito e nella lingua delle sacre funzioni. Nel 1786 i Greci erano 542 e glia Illirici 163, eppure il Governo favoriva le aspirazioni di questi in seno alla Confraternita, forse contando su un nuovo afflusso di forze econo-miche dalle zone balcaniche turche e venete, forse per la maggior ricchezza di costoro in confronto dei Greci. Questi ultimi, di fronte alle richieste e alle minacce, preferirono la divisione, lasciarono la loro stessa chiesa agli Illirici riunendosi in una sala privata, per costruire successivamente per sé la nuova chiesa di San Nicolò sulla riva.
Nel fiorire dell'emporio triestino, questa chiesa sorse sollecitamente e le questioni finanziarie tra Greci ed Illirici vennero risolte. Ma, con la morte di Giuseppe II e la involuzione in senso conservatore della politica austriaca, la colonia venne sottoposta a crescenti controlli di carattere religioso. Poi, nell'età rivoluzionaria e napoleonica, il ricco traffico con l'Oriente stabilitosi negli ultimi decenni del '700 subì un brusco tracollo con la crisi generale del commercio continentale. La colonia greca, fiorita insperatamente tra il '70 e il *90, venne quasi completamente spazzata via dagli eventi degli anni successivi, per risorgere soltanto intorno al 1820 con le immigrazioni dall'Epiro, dal Peloponneso e dalle Isole egee dopo le sanguinose rivolte antiturche. Ma con la Restaurazione sarà un nuovo emporio, con le sue nuove strutture, e saranno diffidenti funzionari austriaci ad accogliere i Greci a Trieste.
È nota l'importanza anche per lo studioso del Risorgimento della colonia greca dell'800 a Trieste, e come essa meriti di venire studiata. Meno note erano, però, la storia e più avventurose le fortune della colonia settecentesca ora studiata dallo Stefani. Un metodo severo caratterizza questo studio, in quanto le affermazioni vengono sempre convalidate da una ricchissima pubblicazione di documenti inediti, presentati nella forma originale (l'uso della lingua italiana valeva per tutti gli atti della comunità greca) o nella traduzione dal tedesco: esso si estende alla storia austriaca, balcanica ed orientale, sia politica, sia economica e religiosa, e non mancano preziosi cenni sui Greci presenti nel '700 a Fiume, a Portorc e ad Aqufleia. E ripresentata dall'angolo visuale triestino la politica economica e giurisdizionalistica dell'Austria come di Venezia, mentre colorili episodi rendono con maggior evidenza i fenomeni generali e fanno più amena la lettura. Attraverso gli atti del Mamuca e dell'Omero, del Ricci e dello Zinzendorf, del Foca e del Seclistinò, intraprendenti avventurieri e illuminati nomini di governo, meschine rivalità e vasti progetti si alternano sulla scena della Trieste settecentesca, anzi della nuova Trieste che nasce nel borgo teresiano e per la quale la vecchia Trieste municipale mostra il suo disprezzo e la sua ostilità*
Nel libro dello Stefani i rapporti tra, i vecchi e i nuovi cittadini rimangono sullo sfondo, mentre sono studiate dettagliatamente lo relazioni tra i nuovi venuti e gli organi del Governo preoccupati dell'avvenire commerciale del porto. Può tediare qualche insistenza nell'esposizione di episodi secondari che rompono un poco l'armonia dello parti, ma il quadro riesce in definitiva ben delineato, anzi esso ci dà molto di più di quanto