Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
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1960
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411
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Libri e periodici 411
il titolo non prometta. Attraverso lo studio d'una sua componente, il cosmopolitismo triestino è qui ristudiato, riportato nelle sue dimensioni reali, le quali so non soffrono le restrizioni della storiografia municipalistica non vanno ingrandite oltre la loro por* tata e il loro valore. .iì w SERGIO CEU*.
JtJLiEN KUYPERS, Buonarroti et ses soeiétés (Les égaliurires en Belgìque). D*aprè des documento inèdito (1824-1836); Bruxelles, librando Encyclopédique, 1960, in 8, pp. 154, ili., fac-simili. S. p.
In quest'ultimo decennio, la personalità di Filippo Buonarroti e stata studiata a varie riprese: Alessandro Galante Garrone e Armando Saitta Hanno pubblicato, a pochi mesi d'intervallo, lavori che hanno posto in rilievo l'attività del discepolo di Babeuf. Questi soggiornò nel Belgio per sei anni, al momento dei moti per la conquista dell'indipendenza nazionale, e strinse, fra altro, amicizia con Louis De Potter, la cui azione fu, allora, assai importante. Già trent'anni fa, Mario Battistini aveva esaminato le relazioni tra Buonarroti e De Potter, l> pubblicando documenti interessanti. Purtroppo la sua trattazione difetta del dovuto rigore.
L'influsso che il Toscano esercitò nelle nostre Provincie non era stato ancora posto nella dovuta luce quando S. E. ELuypers ebbe la buona fortuna di scoprire carte di primissima importanza. Ne intraprese lo stadio e pubblicò sulla rivista storica del Comune di Bruxelles un ampio studio abbondantemente documentato.2) Ora il lavoro, ampliato e precisato, esce in nitida veste tipografica presso la Librairie Encyclopédique.
Lo scopo dell'autore è il sottotitolo lo indica con precisione - di fare, sulla scorta dei documenti ritrovati, la storia delle società segrete sorte nel Belgio sotto la ispirazione di Filippo Buonarroti. Era, dunque, necessario mettere a disposizione del lettore il materiale che, per buona sorte, potè essere sottratto al sequestro dell'occupante. Si sa, infatti, che, durante la seconda guerra mondiale, i nazisti soppressero la massonerìa, manomettendo e disperdendo l'archivio delle logge.
In un capitolo introduttivo, l'autore indica brevemente come il fuoruscito entrò a contatto con gli ambienti belgi: ricorda che il suo più fervente discepolo ebbe a dire a G. Romano-Catania che Buonarroti fece, col suo intervento e quello di De Potter, numerosi catecumeni a Bruxelles. Rileva che questi discepoli erano, per lo più, giovani liberali che dovevano in seguito avere una parte di rilievo nella condotta della politica del nuovo Stato. Certo non tutti quei giovani che subirono l'influsso personale di Buonarroti entrarono a far parte delle Vendite o Falangi che sorsero nel Belgio per sua iniziativa. Ciò non toglie che l'incidenza delle idee buonarrotiane e la loro attuazione non possano essere menomate. Così la costituzione, all'indomani dell'arrivo del Toscano, di un comitato centrale di tre membri risponde al modello del Directoire secret du saliti public della cospirazione di Babeuf e alle idee personali del vecchio maestro. Non è privo di significato che questi tre membri fossero De Potter, Charles Rogier e Sylvain Van de Weyer. Buonarroti voleva assolutamente che il potere dittatoriale, appoggiato ad una classe operaia rivoluzionaria, fosse affidato a un numero ristretto di uomini savi e popolari che non rendessero conto dei loro atti che ella società segreta di cui facessero parte. L'autore nota che quest'idea fondamentale della dittatura temporanea fu poi ripresa da due falangi rAnneesscns e la Couthon.
Non è il caso di mostrare l'ulteriore evoluzione degli eventi, né di seguire lo storico nei particolari della sua introduzione. Ciò che importa mostrare è come i vari nuclei creati saccesmvamente nel Belgio stesero sempre più la loro azione e il loro influsso.
t) MARIO BATTiatiKr, Filippo Buonarroti nel Belgio e le sue relazioni con Luigi
De Potter, Livorno, 1931
2) Buonarroti et ses Soeiétés secrètes en Belgique, d'uprès dea documento inèdito (1824-1836), in Cahier* BruxeUois, fó IV (1989), fase. 1-2, pp. 31-165.