Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
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1960
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414
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414 Libri e periodici
merito, poiché eia mediocre d'animo e d'intelletto. Presentatosi candidato all'Assemblea Costituente otto giorni avanti le elezioni riuscì primo degli eletti e nell'ottobre dell'anno seguente veniva nominato, naturalmente su proposta del cugino, ministro francese a Torino. Era un incarico assai delicato, di certo superiore alle sue forze, poiché richiedeva larga esperienza e pronta intuizione in quel difficile momento. Si trattava particolarmente di saper mantenere nna posizione di equilibrio tra i pericolosi estremismi di sinistra- e di destra, meutr'egli si lasciò trascinare nella sua azione diplomatica dai maggiori esponenti della sinistra. Ma (sia ben inteso) non ai suoi errori si deve il suo richiamo a Parigi dopo pochi mesi e la sostituzióne con il Barrot, ma ad una denuncia apparsa sul National e dovuta al Ricciardi, figlio dell'ex ministro del re Gioacchino, di supposti maneggi di un gruppo di emigrati napoletani che lavoravano (tale era l'accusa) per risvegliare nel principe il ricordo delle sue origini; denunzia che gettò 1 allarme e diede motivo a manifestazioni esagerate, specie tra i repubblicani e i democratici più spinti; e dico esagerate, perchè invero, contrariamente a ciò che si legge ancora oggi su molti scritti sull'argomento, il principe Luciano raccolse, si, in casa sua alcuni esuli napoletani (il Pepe, ad esempio, il Poerio, il Caracciolo, il Massari, il Saliceti), ma per puro spirito di amicìzia, senza che mai si sia affacciata tra di loro l'idea di una restaurazione sul trono di Napoli del Marat, poiché, secondo la ben fondata asserzione della Bartoccini, non esisteva punto, checché ai dica, in loro nessuna traccia di murattisrao se non il ricordo di un regime fastoso e progredito. Bisogna giungere almeno sino al principio del '52 prima che si sia discussa apertamente la candidatura murattiana con allusioni discrete alla possibilità di un appoggio del Bonaparte e si siano, per la prima volta, elaborati piani di rigenerazione italiani. E il fatto si deve ai repubblicani italiani che risiedevano a Parigi (il Manin, il Cerauschi, il Cattaneo, il Montanelli, il Saliceti, il Sirtori) i quali, dopo il colpo di stato di Napoleone, erano illusi dalla speranza che, superato il pericolo della reazione bianca, la Francia sarebbe presto divennta il centro motore dell'evoluzióne europea.
Fu allora che i rappresentanti diplomatici delle due Sicilie in Francia, in Piemonte e in Inghilterra, mandarono a Napoli le prime confuse notizie sulla formazione di un partito murattiano, allarmati soprattutto per il viaggio del principe in Toscana, per quello a Londra del CarboneUi e di altri suoi amici, ma soprattutto pei lunghi soggiorni di Guglielmo Pepe a Nizza e a Genova, notizie contradditorie, per lo più, e con contrastanti valutazioni, poiché in realtà poche dovevano essere le adesioni, specie al di fuori della Francia, al riconoscimento della candidatura. Ma il grave sbaglio del re Ferdinando, l'intervento presso il ministero degli esteri francese, seguito da arresti e inquisizioni nell'interno del paese, valse ad eccitare la curiosità dell'opinione pubblica e a creare ne! Mezzogiorno, se non altro, un ambiente favorevole all'espansione dell'idea. Però solo nel '54, a detta della Bartoccini, che ce ne fornisce le prove sicure, allorché la guerra di Crimea aveva riportato in primo piano il problema delle due Sicilie, cominciarono le prime adesioni alla formazione di un partito per la restaurazione della dinastia murattiana a Napoli, imposte dalle circostanze, ma indebolite dalle molte esitazioni e dalle molte riserve, senza però (e ciò va soprattutto fatto presente) che le aspirazioni si concretassero in un ben determinato e coerente programma politico, tanto che lo loro manovre furono quasi ignorate. Soltanto dall'estate del '55, si può dire, il movimento ristretto a un tenue gruppo meridionale comincia ad espandersi e (ciò che più conta) a inserirsi nelle polemiche per gli intenti segreti di Napoleone III verso la Italia e a aumentarle e a mano a mano addirittura a trasferirle su di un piano nazionale. Ad accendere la miccia contribuì (e la cosa é ben nota) il famoso opuscolo La questione italiana Murat e i Borboni, che tu la presentazione ufficiale della candidatura e In illustrazione dei vantaggi non solo per il Mezzogiorno, ma per tutta la penisola nell'attuale situazione. La prima reazione venne dal Ricciardi, indicato da alcuni giornali come autore dello scritto. Fedele al programma di indipendenza e di sovranità nazionale egli rigettava la tesi murattiana, perchè un re straniero, a suo vedere, avrebbe fatto del Mezzogiorno un feudo francese. Il Manin a sua volta rispondeva rilanciando un'altra alternativa;! repubblicani attaccavano a fondo il patriot"