Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO
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1960
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Libri e periadici 417
o i delusi; e si rifece vivo in ogni grave momento della vita politica italiana, tanto che varie volte la polizia dovette occuparsi delle mene di piccoli gruppi di suoi sostenitori. U crollo, nel '70, della fortuna dei Bonaparte ricacciò nell'oblio il figlio di Gioacchino e segnò la scomparsa definitiva di un partito che non ebbe mai alcuna reale consistenza, come si è visto, uè ideologica né fattiva e le cui vicende sono state ben spesso travisate dalla facile accettazione delle fonti, ma del quale tuttavia, ridimensionato nelle sue giuste proporzioni, come ha provveduto con acuta intelligenza la Bertoccini in questo suo commendevole studio, da noi portroppo spesso pallidamente riassunto, si deve riconoscere, storicamente, l'importanza non in sé, ma per gli spunti cui ha dato luogo, attraverso le polemiche talvolta incandescenti, per affermazioni o nuove- formulazioni di principi e di partiti e per pretesti a propagande antinapoleoniche o antieavourriane negli anni, forse, i più cruciali per l'avvenire del nostro paese. MASINO CIRAVEGN V
Le 180 Biografie dei Bergamaschi dei Mille a cura di ALBERTO AGAZZI; Bergamo, Istituto Civitas Garibaldina, 1960, in 8, pp. 521 con ili. S. p.
Quest'ampia raccolta, intesa ad esaltare la memoria dei 180 Bergamaschi che parteciparono nel '60 alla spedizione dei Mille, è veramente degna di plauso non solo per l'inconsueta lussuosa veste tipografica e la ricchezza del nitidissimo apparato iconografico, ma pur dal lato storico, per le numerose notizie esposte in ogni singola biografia, desunte da accurate ricerche, oltre che in biblioteche e in archivi pubblici e privati della città e dei dintorni di Bergamo, in vari archivi di Stato del regno: notizie che giovano spesso a gettar nuove luci su fatti o episodi della leggendaria impresa oggi ancora o ignorati o confusamente conosciuti.
La parte introduttiva dell'opera è dovuta alla penna ben nota di Alberto Agazzi, direttore dell'Istituto Civitas Garibaldina di Bergamo, cui spetta il merito dell'iniziativa; ed è un rapido, ma in piò punti, suggestivo racconto, condotto scrupolosamente su fonti edite e inedite, del contributo validissimo portato dai volontari bergamaschi alle fortune della campagna del '60 per tutta la sua durata, e cioè dalle intense operazioni di arruolamento per il quale larghissimo fu a Bergamo l'accorrere della gioventù sino all'incontro di Teano, del 27 ottobre, cui presenziò un battaglione di Bergamaschi, che marciava all'avanguardia dell'armata di Garibaldi.
Dalle belle pagine dell'Agazzi, di cui non possiamo per la tirannia dello spazio dar altro, alla lesta, che qualche cenno, rileviamo che in nessuna altra città italiana fu cosi vivo, indubbiamente, e così generoso l'entusiasmo per la spedizione di soccorso alla Sicilia insorta. Giorni angosciosi di attesa furon quelli che precedettero la partenza dei volontari, per l'incerta situazione creatasi a Genova sul finire dell'aprile; ma quando agli arruolatori giunse l'ordine di convogliare a Genova la truppa, la popolazione non ebbe più requie. E che spettacolo magnifico, la sera del 3 maggio, alla stazione di Bergamo tutta piena di popolo! Fu una frenesia generale, tra applausi e baci e benedizioni, mentre le bande intonavano i ben noti inni di guerra. E, cosa ben singolare da non dimenticarsi, mentre i volontari prescelti eran stati circa 200, alla stazione di Milano sul treno se ne trovarono ben oltre 300. Il fatto è che i giovani che per qualche imperfezione fisica erano stati scartati o perchè sapevano di avere ostili i parenti, si erano cacciati sotto le panche dei vagoni nascondendosi dietro le gambe dei compagni. Naturalmente parecchie diecine furono rimandati a casa, ad onta delle vivaci proteste. Dei 180 trattenuti 111 provenivano dalla città, 56 dalla provincia e solo 13 erano Bergamaschi di elezione. Al di sotto dei vent'anni erano ben 58 e tra essi uno aveva appena 14 anni (era nato il 24 maggio del 1846) e un altro non raggiungeva ancora i 16. E inoltre bene avvertire che dei 180 solo 32 erano intellettuali o artisti o impiegati, mentre la maggioranza era costituita da operai o da artigiani, ciò che conferma, contrariamente all'opinione ancora oggidì prevalente, ohe l'impresa non fu il miracolo di una minoranza e che il popolo non fu sempre assente dalle lotte per la nostra redenzione politica. Convien ancora aggiungere (cosa per piò ignorata dai nostri diaristi o dagli storici stessi dell'impresa) che