Rassegna storica del Risorgimento

CHABOD FEDERICO
anno <1960>   pagina <418>
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418 Libri e periodici
Bergamo, per ordino di Garibaldi e per il tenace interessamento del Bertoni, pre­parò pure un secondo invio di volontari, ohe l'Agazzi chiama la seconda spedizioni' del Nullo, poiché, come già prima assieme con il Cucchi, anche all'arruolamento di questa, provvide lui, mandato apposta da Palermo dal Generale. I partenti dovevano essere 300, ma in realtà solo un'ottantina Nullo potette condurre al fronte con sé per l'intervenuti proibitivi ordini superiori. Secondo afferma l'A., i 180 Bergamaschi che erano salpati da Quarto navigando sul Lombardo, quasi tutti legati da un comune saldo ideale e decisi tutti a condividere assieme le fatiche della guerra, si tennero nel tragitto sempre riuniti; e forse fu questa la ragione per cui a Telamone il 7 maggio, nel procedere ad un riordinamento delle truppe, quasi tutti i 180 furono raggruppati in una compagnia che prese il nome di 8a. Ha (caso ben strano) di codesta formazione non si fa menzione da nessuno dei diaristi presenti alla spedizione, eccetto che dall'Alma e dall'Oddo; e cosa ancor più strana, il nome non appare neppure nell'ordine corretto poi dal Sirtori, ordine che tuttora si conserva all'Ambrosiana. La compagnia, che Garibaldi chiamò la compagnia di ferro, si coperse di gloria a Cala tafani (ottanta dei suoi volontari per invito di Nullo, nascostisi in una specie di baita, per i primi si gettarono allo sbaraglio dispiegandosi su tutto il fronte e lasciando sul terreno morti e feriti); a Palermo, ove, dopo una marcia durissima, funestata dal tempo inclemente, s'impadronirono di Porta Termini, di Porta Sant'Antonio e di Porta dei Greci seguendo a baionetta calata i cara­binieri genovesi; al Volturno, ove, facendo, parte della 2a brigata Ebcr, riuscirono a prendere e a tenere le posizioni di Santa Maria e di Sant'Angelo. Né va dimenticato che, precedentemente alla battaglia del Volturno, il grosso dei Bergamaschi al co­mando di Bassini aveva percorso in venticinque giorni nientemeno che duecento cinquanta kOometri, tenda il cielo, letto la terra, per occupare la Calabria. non fu quella solo una passeggiata militare, come generalmente si crede, ma fu spesso irta di pericoli nell'intento di sedare la crisi politicosociale creatasi nella regione e d'inseguire i scellerati, rei di prepotenze e di sangue.
Alla vivida rievocazione dell'Agazzi fan seguito le 180 biografie dei volontari ber­gamaschi, compresi anche i più umili e i più oscuri; e son tutte redatte, come già si è detto, con avveduto senso critico e confortate da seria documentazione, e son perciò immuni dalle solite fioriture retoriche. Dieci, di più abbondante contenuto, son dedicate a quelli che ebbero funzioni di comando o lasciarono maggior traccia di sé. Emerge tra questi Francesco Nullo, una delle figure più nobili e più pure non solo della spedizione dei Mille,ma di tutta la storia della nostra epopea risorgimentale, poiché egli, che ebbe un solo amore, quello della patria, fu presente a tutte le battaglie. Sin dal *48, e cioè poco più. che ventenne, già lo vediamo tra i più accesi cooperatori all'abbattimento di Porta Tosa e poco dopo alla difesa di Treviso con l'eletta compagnia delle Barricate: nel giugno del '49 è a Roma, tra i Lancieri della morte di Angelo Masina, sempre il primo negli aspri assalti. Caduta la repubblica romana, con duecento cinquanta compagni condivide la sorte di Garibaldi sino a Pialazza per sfuggire alla caccia spietata degli Austriaci e nel '59 è di nuovo tra i fedeli di Garibaldi e si batte da prode da San Fermo a Treponti. Nel '60 (e Pabbiam già visto) compie prodigi a Calatafimi e a Palermo come luogotenente delle Guardie e poi, con lo sbarco in Calabria, dopo tappe snervanti sulla dorsale appenninica e dopo azioni di una audacia strepitosa, da Soveria apre la via a Garibaldi per proseguire per Napoli con i cavalli di posta. Ma al Volturno non avrà termino il suo compito glo­rioso: ancora Io troviamo con Garibaldi nella spedizione del Sannio nell'ottobre dello stesso anno e nell'agosto del '62 ad Aspromonte, ove fu lui a parlamentare con il colon­nèllo Pallavicino per il disarmo della Colonna dopo di essersi fatto portavoce per tutto il fronte, instancabilmente, dell'ordine del Generale di non far fuoco. E nel '63, insorta la Polonia, preferendo, come era suo sistema, i fatti alle parole, visto che molto si parlottava allora in Italia, ma nulla in realtà si faceva di concreto, partiva il 19 aprile con un pugno di garibaldini bergamaschi in aiuto albi nazione oppressa. Ma non rivide più la suo diletta città natole, perche presso KrzyItawka periva il suo bel corpo, crivellato di ferite dai cosacchi.