Rassegna storica del Risorgimento

ARICCIA ; STATO PONTIFICIO ; GIACOBINI
anno <1960>   pagina <488>
immagine non disponibile

488
Renaio Lefeure
della rivolta FAriccia fu solo spettatrice e ehe per questo essa rimase salva dalle sanguinose e violente rappresaglie francesi. La notizia è so­stanzialmente esatta e conferma quindi l'atteggiamento republicaneg-giante assunto se non come vedremo da quella popolazione, per lo meno dai suoi caporioni.
Ciò non toglie che anche all'Aricela l'insorgenza castellana della fine di febbraio abbia avuto le sue ripercussioni mettendo a soqquadro tutto il vecchio borgo. Ed è interessante, anche per una più compiuta docu­mentazione dello svolgersi degli avvenimenti in tutta la zona, riportare dal citato registro di Atti, mozioni e decreti la relazione che ne fece il verbalista della Municipalità ariccina, convocata in seduta straordi­naria alle 19, ora italiana, del 26 febbraio.
II giudice e Segretario annunciò la pubblicità del fatto avvenuto pochi momenti prima ed eccone Viatoria. È passato per questo luogo un forestiero a cavallo in forma di staffetta, il quale fuggendo per il Paese ha incitato il popolo alla ribellione annunciando che i romani hanno espulsi li francesi con essersi impadroniti della fortezza di Castel S. Angelo e del campo di Monte Mario. Dietro a questa staffetta è venuto un corriere, non sapendosi di qual nazione per non essere stata osservata la sua coc­carda, ed anche questo ha confermato le nove della staffetta ed ha incitato il popolo a prendere Varmi ed andare a Roma, aggiungendo che altret­tanto faceva Albano. Mentre il Giudice e li municipalisti si son adoperati per persuader al popolo la quiete e la soggezione al nuovo Governo, che deve sostenersi fino alt ultima effusione del nostro sangue è sopraggiunta
interamente. Gl'insorgenti, in luogo di eedere dopo il pruno attacco, si fecero forti principalmente a Castello, ma vedendo di non poter resistere si dispersero e molti si ritirarono nel giardino e nel palazzo pontificio, chiudendone le porte. Queste vennero atterrate col cannone e la gente che vi era dentro fu trucidata. Indi il paese fu sar­cheggiato. Anco in Albano, mentre la gente fuggiva per ritirarsi nelle case, li soldati penetrarono in molte di esse e ne fecero spoglio. Forzarono ancora vari casini di villeggianti e svaligiarono la casa dei monaci di S. Paolo. Si conta che de* paesani ne sono rimasti morti circa 200. Li marinesi fnrono in soccorso dei Francesi, che pure perdevano più di 100 nomini senza contare li feriti che fin da ieri sera vennero qua sopra sette carri. Gli preti dell'Aricela a forza di preghiere fecero deporre le armi a quegli abitanti, ai quali i Francesi non recarono alcuna molestia nel passare per inol­trarsi a Velletri. Li deputati di onesta citta si fecero loro incontro e vi entrarono le troppe senza la menoma opposizione, giacché quasi tutto il popolo era fuggito alla campagna. Oggi verso sera la troppa è tornata facendo il suo ingresso coll'alloro sul cappello e con tre bandiere papaline tolte ai ribelli. Li soldati portavano un buon carico della preda fatta, consistente in conche di rame, caldaie, padelle, rotoli di tela, coperte, lenzuoli, galline, carne, asini eccetera. Un ragazzo di circa 14 anni da un muro della villetta Mattel presso Albano accise con il trombone 9 soldati di cavalleria e si diede poi a fuggire per le vigne riuscendogli in tal guisa dì mettersi in salvo .