Rassegna storica del Risorgimento
ARICCIA ; STATO PONTIFICIO ; GIACOBINI
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1960
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Renato Lefevre
Alle ore 23 essendosi veduta comparire forte truppa di Albanesi armati, li quali riconducendo in questi luoghi alcuni contumaci hanno investito la casa della Municipalità ed a memo armata hanno obbligalo il Bargello e carceriere a dimettere dalle carceri tre ladri che vi erano detenuti, hanno violentato con armi alla mano il cittadina Pazielli Liborio Giudice e Segretario abitante in detta casa a consegnare la bandiera del-Vox barone che con previo decreto della municipalità era stata abolita ed ivi stava depositata Si adunò di nuovo la Municipalità con Vìntervento del cittadino De Cupis comandante la truppa nazionale, del cittadino Can. Brignoli Francesco deputato ecclesiastico, del cittadino Gio. Biz' zarri Arciprete e Parroco, quali tutti, deplorando la fatuità dell'A Ibanesi. risolverono e la Municipalità decretò che si dovessero spedire due deputati al Generale Berthier Comandante in capo VArmata Francese per implorare in favore di questo Popolo la protezione delle sue armi ad effetto di garantirlo doli'ulteriori insulti e vessazioni che riceve dalTAl-banesi armati. Postasi in deliberazione la scelta delle persone da spedirsi in qualità di deputati, si esibirono spontaneamente li cittadini Pazielli Liborio Giudice e Segretario e Canonico Brignoli Francesco deputato ecclesiastico, offrendosi a partire domani all'ore 10 italiane, riputandosi inutile partire al momento, poiché giungerebbero in Roma di notte tempo, e troverebbero chiusi l'alloggi attese le turbolenze avvenute recentemente in Roma. H cittadino Pazielli fu incaricato di stendere sul momento una lettera al detto Comandante in capo delVArmata Francese Eseguito. Letta la lettera ottenne Vapprovazione e fu sottoscritta dai cittadini Mu-nicipolisti. Fu questa consegnata al cittadino Pazielli per servirsene all'oggetto della sua missione .
Dunque, una prima constatazione si pnò fare sulla base di questa testimonianza: die, se Ariccia non si associò al movimento insurrezio* nàie, si guardò però bene dall'opporvisi in modo efficace. È un fatto che i municipalisti repubblicani rimasero al loro posto, anzi, a sentir loro, si affannarono a sostenere le sorti delle istituzioni loro affidate con una deliberazione di accesa tinta giacobina, ebe sarebbe drammatica ed eroica se non apparisse un tantino tronfia, retorica e sproporzionata alla realtà delle cose: La Municipalità e il Giudice, per quanto permette la loro giurisdizione ha dichiarato rei di morte tutti li ribelli al Governo Repubblicano. Essi spargeranno tutto il loro sangue in difesa della Repubblica e delli francesi che l'hanno fondata. Essi giurano, o libertà o morte . Parole grosse, ma sul piano contìngente, tutto si risolse in alcune istruzioni impartite al cittadino Pietro Antonio De Cupis, comandante la Guardia nazionale, per ripristinare la quiete e per evitare ulteriori