Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
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Libri e periodici
codificato a Vienna (sarà una tattica sottilissima non discara alla lungimiranza di Cavour). E soprattutto c'è Pitt, il titano a cui il conta riserva un'ammirazione incondizionata par aver saputo innalzare e tener ferma la bandiera dell'ordine nella libertà contro le intemperanze demagogiche dei rivoluzionari: quel conservatorismo assorbente, che sa svuotare gli avversari dei loro fermenti ideali più fecondi, lasciando ad essi l'odiosa maschera esteriore dell'agitazione, e che Cavour seppe mettere genialmente a profitto per i suoi successi più grandi e duraturi.
Tradizione moderala, dunque, quella a cui il conte amava costantemente ispirarsi e far riferimento, e nella quale Auguste de la Rive, l'illustre padre di William, ricopriva un ruolo di rilievo come illustrò già da par suo il Ruffini e rammenta oggi distesamente il Pischedda sia per la combattiva ed intima religiosità che emanava dalla sua Ginevra, sia per la lucidissima impalcatura mentale scientifica che faceva da fondo e quasi da sostegno a giustificazione logica del suo battagliero conservatorismo. Ma la pietà filiale non impedisce al de la Rive di sottolineare l'influsso, forse meno profondo, ma più insinuante e discreto, esercitato sul giovane Cavour non tanto dal gioviale ed ormai anacronistico de Sellon quanto dal d'Auzers, con la sua consumata esperienza degli nomini, il garbo suadente del tratto, il rigore delle convinzioni politiche. Una galleria di uomini d'ordine, nella cui compagnia o nel cui ricordo il Cavour amava trattenersi, sequestrandosi così dalle suggestioni del liberalismo avanzato giacobineggiante del primo Ottocento (il parallelo tra II conte e Fox costituisce forse l'ambizione storica più sbagliata del de la Rive) quanto da quello più recente, che aveva ispirato a Lord Grey una riforma elettorale su cui Cavour mantiene un sintomatico, diffidente silenzio, e che aveva staccato Thiers da Guizot, le cui lungaggini tortuose esasperano il conte, senza che però egli si risolva mai a discostarsi dal prudente schematismo dello storico calvinista per abbracciare le vedute dell'avvocato provenzale, il cui dinamismo aggressivo ed avventuroso non doveva peraltro, almeno come affinità di temperamento polemico, del tutto dispiacergli. I cedimenti dei whigs ad un radicalismo non soltanto economico, ma pericolosamente politico, sulla strada di una democrazia accentuata; la loro intollerante alterigia ideologica, lontana dalla duttilità sapiente e manovriera del conservatorismo più spregiudicato; soprattutto l'irriquiétezza iconoclasta del loro Palmerston, questo eversore tempestoso deu'cquilìbrin europeo, al posto del quale non si scorgeva che l'agitarsi di un'etichetta nazionalistica, facile preda della democrazia rivoluzionaria: tutti questi erano elementi decisivi per orientare il Cavour su una linea assai distante da quella del classico liberalismo anglosassone e talora ad esso opposta. Russell, con la sua generosità cavalleresca ed un po' donchisciottesca di dottrinario, è il solo che si salvi nell'estimazione e nel giudizio del Cavour, così come, all'estremo opposto, nel campo del legittimismo tradizionalista, grandeggia la figura di Chateaubriand. Queste simpatie individuali, collegate con l'ammirazione per le personalità più spiccate del torismo e con l'avversione ostinatissima al Palnierstou, nonché con una sostanziale e consapevole estraneità al mondo spirituale tedesco e russo, spiegano molte cose del comportamento diplomatico di Cavour, e soprattutto dell'orientamento da lui impresso al moto progressista e riformistico piemontese. Egli comprende che il lealismo- dinastico, il ralliement compatto e concorde dell'aristocrazia, liberata dalle sue incrostazioni clericali e feudali, ed in funzione di schietta conservazione sociale, intorno all'istituto monarchico, è un'eredità ineliminabile del legittimismo e della restaurazione romantica e religiosa, di cui Chateaubriand è stato il più cospicuo rappresentante Cavour vagheggia una destra nobiliare, conservatrice, dinastica e magari anche reazionaria, ma non clericale, perchè intuisce che quei compromessi ideologici a cui si adatterebbe Balbo segnerebbero la fine del giovane liberalismo sardo, come hanno inferto un colpo mortale allo slancio rinnovatore dell'orleanismo. Allorché quest'evoluzione sarà avvenuta, con la grande vittoria elettorale moderata del novembre 1857, Cavour non esiterà ad appoggiare sul centro-destra, mula sua dislocazione più naturale, la propria maggioranza, che quattro anni innanzi si ora dovuta, per esigenze tattiche nella cui individuazione si ravvisa in Cavour il discepolo di Peel, assestare al centro-sinistra, onde tener fermo contro il rischio di un'involuzione confessionale che avrebbe paralizzato lo spirito, se non