Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
anno <1961>   pagina <117>
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Libri- e periodici
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la lettera, dello Statato. E questa maggioranza moderala, che assorbe e plasma ad un tempo remigrazione soprattutto meridionale, potrà nutrirsi liberamente di spiriti nazionali e patriottici, perchè il perìcolo di uno scivolamento su posizioni rivoluzionarie appare scongiurato dopo il 1849 e ibi funzione egemonica del Piemonte come Stato regio e costi­tuzionale quella funzione per sottolineare la quale Cavour aveva sostenuto il ministero Gioberti, nel revirement più clamoroso e sintomatico della sua carriera - è pacificamente riconosciuta. La salvaguardia dell'ordine e la funzione equilibratrice dell'Italia nel rin­novato, ma non alterato equilibrio continentale, sono due elementi costanti della politica nazionale di Cavour, che lo pongono all'antitesi della prassi e degli obiettivi di Palmerston, per il quale l'equilibrio europeo è un dato assolutamente subordinato rispetto alla pre­minenza britannica ed alle esigenze della sua politica mondiale, mentre la sopravvivenza del prestigio austriaco, soprattutto in funzione antirussa, è condizione ineliminabile perchè Londra possa far pesare in maniera decisiva il suo intervento nelle faccende del continente. Il particolarismo ed una certa tendenza a recitar la parte dell'apprendista stregone sono indubbi limiti dell'azione politica di Palmerston, specie per quanto concerne la lungimiranza e la valutazione esatta delle conseguenze, dove eccelleva l'istinto da giocatore del Cavour, avvezzo a muoversi nell'ambito delle cose possibili e controllabili (l'agricoltura e l'esercito sono a tal fine una scuola impareggiabile, commenta il de la Rive). Ala "alternativa che in tal modo Palmerston suscitava e quasi scatenava sul continente in concorrenza con l'autoritarismo paternalista del bonapartismo e con l'assolutismo militaresco delle monarchie nordiche, aveva una sua validità,-una sua prospettiva storica forse meno durature e più remote di quelle del Cavour, ma più profondamente incidenti nel ritmo di sviluppo della società, l'acceleramento del cui processo industrialistico, e per ciò stesso egualitario e democratico, poteva avvertirsi a Londra con un tempismo certo assai più marcato che non a Torino. Per Cavour la democrazia s'identificava, nelle convul­sioni quarantottesche, con la borghesia resasi interprete del liberalismo costituzionale a base oligarchica e censitaria: un classico concetto orleanista che gli avvenimenti di feb­braio rendevano già inefficiente ed anacronistico in Francia, ma che, trasportato in Italia, avrebbe potuto costituire un'efficacissima salvaguardia dalle intemperanze dei repubbli­cani, nna prestigiosa piattaforma di propaganda dinastica e patriottica per l'indipendenza dallo straniero, una garanzia che lo Statuto si ergeva, come avrebbe detto Crispi, a mo' di una barriera per impedire impossibili ritorni al passato clericale ed immobilistico. Il celebre dibattito del 7 gennaio 1848 all'albergo Europa e l'opposizione di Valerio hanno appunto questo significato: evitare che la concessione di una libertà formalmente univer­sale sbarri la strada, attraverso la stampa e gli altri strumenti del potere, a rivendicazioni più sostanzialmente democratiche, la cui realtà batte alle porte anche del piccolo ed arre trato Piemonte. La cacciata dei Gesuiti può apparire un espediente demagogico, un'esa­sperazione emotiva di istinti popolari non ben definiti: ma non va dimenticato che pochi anni prima, in Francia, su quel terreno appunto si era combattuta una battaglia asperrima, le cui risonanze inizialmente culturali ed ideologiche avevano poi fruttificato risultati politici le cui conseguenze avevano dilagato nella tempesta repubblicana e laica del '48, affossando nell'equivoco e nell'immobilismo la fecondità storica dell'epoca orleanista, che era sembrata poter segnare un punto fìsso di riferimento e d'equilibrio dopo i sommo­vimenti politici dell'ultimo mezzo secolo. Cavour, fulmineo nell'identificazione dell'obiet­tivo e degli strumenti per conseguirlo, ligio al metodo dialettico del liberalismo, ma pron­tissimo ad alterarne hi sostanza quando lo esigano lo circostanze impellenti di difesa e di reazione, non si lascia turbare dagli avvenimenti che esplodono intorno a lui. La sua scelta è fatta da oltre un decennio, e gli anni trascorsi non hanno fatto ohe arricchirne ed appro­fondirne la consapevolezza;
La matematica non l'aveva spinto verso la metafisica scrive ad un certo punto il de la Rive: e questa formula è tanto compendiosa quanto eloquente per intendere il nitore dell'i/er mentale, la lucidità del metodo onde Cavour si avvicinava ai problemi politici e sociali, ischeletrendone la struttura in podio notazioni essenziali e di estrema chiarezza, ma senza lasciarsi abbacinare dalla suggestione della formula toitt court, buona ad