Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
anno <1961>   pagina <118>
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Libri e periodici
ogni uso e ad ogni virtuosismo logico* Studioso non meramente empirico dei problemi dell'agricoltura, aggiornatissimo nelle conoscenze economiche* commerciali e tecniche, il Cavour è lungi dal ritenere che un'applicazione meccanica ed indiscriminata di quelle conoscenze possa valere a sanare una realtà sociale in faticoso svolgimento come quella piemontese. Egli non ha perle masse agricole tra cui si trova ad operare cosi intensamente neppure quelle preoccupazioni di ordine paternalistico e pedagogico che animavano il Ricasoli: la sua posizione è costantemente quella di una speculazione individualistica volta ad un incremento di ricchezza della collettività latissimamente intesa. Ma rifugge altresì dallo sterile tecnicismo organizzativo delle aziende modello, prodromo di una forma spuria di statalismo contro la quale si ribella la sua vigorosa coscienza di liberista. Il fenomeno del pauperismo inglese ferma la sua attenzione, ed egli intrawede confusamente, al di là del generico ambito sociale di esso, i connotati di una distinta tematica industrialistica in celerissimo movimento. Le sue preoccupazioni, naturalmente, ed anche a causa del ben diverso stadio di sviluppo sociale piemontese, non superano i limiti della filantropia o magari quelli di una prevenzione tempestiva atta a frenare le conseguenze di un cieco dilagare del fenomeno. Ma importa constatare come Cavour si renda esatto conto della natura e della portata di esso e come, dio malgrado, persista in una visione generale più. idonea ad imo stadio più arretrato dell'evoluzione sociale, quale quello del primo orlea-nismo francese. Il fatto è che Cavour non scorge in queste, che appaiono scorie e degene­razioni del processo sociale, la possibilità di una distinta ed autonoma organizzazione politica; e perciò le valuta marginalmente, come qualcosa che faccia parte meccanica ed inconscia di un processo sempre solidamente controllato, attraverso contìnui e puntuali ammodernamenti, dalla borghesia liberale. Esso va salvaguardato, secondo una preoc­cupazione costantissima e preminente del Cavour, nella sua normalità e nella sua natu­ralità: è uno dei capisaldi del liberismo economico, la sola formulazione dottrinaria, forse, che Cavour assimili e faccia compiutamente sua, senza avvedersi probabilmente del tutto della fortissima remora conservatrice implicita in essa o il che appare meno plausibile ottimisticamente fiducioso in un determinismo abbastanza meccanico che il suo prepotente individualismo respingeva in ogni altro campo. Quando Peel è rovesciato, nel 1846, sulla questione irlandese, proprio mentre le sue leggi antiprotezionistiche toccavano il porto, la solidarietà del Cavour con lo statista conservatore è completa: il nazionalismo di O' Connel gli appare una faziosa deviazione demagogica nei confronti di una libertà di commercio che celebra i suoi trionfi non solo dottrinari, ma largamente sociali. Ed il Cavour dimostra
ina anche qui con un certo ritardo sui tempi di aver assimilato profondamente l'insegnamento della rivoluzione francese, allorché consiglia a Peel la riforma del diritto civile quale mezzo per diffondere la proprietà e placare la fame di terra dei contadini irlandesi. Si trattava forse di un espediente non sufficiente da solo a sanare una com­plessa crisi plurisecolare: ma l'importante è che Cavour guardi a fondo nel problema e ne individui il movente principale, pur se il suo suggerimento, un po' formalistico, non pareggi la sagacia dell'interpretazione. Qualche cosa di simile può dirsi anche per la deci­siva crisi della primavera 1850, che segna senza dubbio l'impostazione della vera e propria politica cavouriana di governo. La proposta di soppressione dei tribunali ecclesiastici si articola su una serie di considerazioni giuridiche e finanziarie che la pubblicistica giurisdi-snonalistica, specialmente meridionale* aveva dibattuto da oltre un secolo. Scarsa dunque
tanto più dopo l'esperienza rivoluzionaria 1 l'effettiva modernità statale e civile di simni-proposte:, ma felicissimo il loro movente politico o, dirò meglio, il loro inquadra­mento in un disegno di strategia parlamentare a livello di governo ed a lunga scadenza. Si trattava di spaccare l'equivoca maggioranza del d'Azeglio secondo una prospettiva ideologica alla quale si sapeva sensibilissima l'ala conservatrice di quella maggioranza, lasciando peraltro impregiudicata lo possibilità di una nuova convergenza schiettamente politica in funzione dinastica, unitaria e moderala. Cavour sembra qui condividere la tattica di Valerio di due anni innanzi: far prevalere l'ideologico sul politico, raggruppare le forze secondo una visuale che impegni una concezione integrale dello Stato anziché*, quella del governo e del regime rappresentativo. Ma vi e una .differenza fondamentale: