Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
anno <1961>   pagina <121>
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Libri e periodici
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governo si moveva per preparare un moto rivoluzionario, sicché il Granduca, pur, come sempre, titubante, fu costretto ad allontanare dal potere il Capponi e a costituire un nuovo ministero affidato ai due capi dei tumultuanti, benché ci fossero tra di loro divergenze profonde di vedute. Quel che avvenne di poi, e cioè i disordini e i tumulti continui e anche i luttuosi incidenti nella capitale, nelle province e persino nelle campagne, dovuti agli sforzi impotenti del verboso Guerrazzi a reprimere la tracotanza dei circoli popolari (egli si libererà più tardi del Montanelli, più avveduto, mandandolo a Parigi) sino alla fuga a Siena del Granduca e poi a Gaeta son cose troppo conosciute perchè sia il caso di tornarci su. Ma cose, peraltro, che il diplomatico francese aveva ben prevedute (le sue relazioni in proposito al ministro Bastide, successo al Lamartinc, sono interessantissime) dandone giustamente la causa fondamentale alla mancanza assoluta di energia e di accorgimento del Granduca sin dalle prime insorgenze e alla mollezza , accompagnata, a suo avviso (e ci vedeva chiaro) da una certa ingenita indifferenza della maggioranza, la quale era pronta sempre a far lamenti, ma altrettanto pronta a presto dimenticare e a ricadere nell'inerzia. Ben delincate son pure le figure dei due protagonisti del tempestoso momento: di alto ingegno il Guerrazzi, ma scaltro, ambizioso, di pochi principi e desideroso del potere per il potere; all'incontro del Montanelli, onesto, sinceramente devoto alle sue idee democratiche, ma dotato di una debolezza santa , di una natura più ideale che posi­tiva . Così come Ini la sua Costituente italiana: dominata da un pensiero generoso, ma irreale ; tanto che, se fosse stata approvata (si era allora nell'ottobre del '48) avrebbe presentato, nell'esecuzione, difficoltà insormontabili. (Sul Montanelli sempre consigliabile a consultarsi la biografia del Ghisalberti, del 1947),
Ma come si arrivò alla giornata del 12 aprile del '49 ? È un argomento sinora piutto­sto trascurato, se si eccettuano le vecchie memorie di carattere polemico del Gennarélli e dello Zobi. La notizia dell'improvviso e impreveduto allontanamento del Granduca da Firenze (il giorno avanti aveva concesso al ministero di presentare al parlamento la legge per l'elezione dei rappresentanti alla Costituente) destò non solo nella popolazione, ma negli stessi agenti ufficiali delle varie legazioni a Firenze un immenso stupore Si affrettò il Gonfaloniere della città a recarsi a Siena per invocare da Sna Altezza il sollecito ritorno nella capitale, dimostrandogli quale danno avrebbe procurato alla sicurezza dello Stato se non recedesse dal suo proposito; ma lo trovò a letto, desolato e smarrito, fingendo, probabilmente, un male che non aveva. E le sue risposte furono tutte evasive. Presi accordi con i colleghi, si recò poco dopo lo stesso Benoit-Champy a Santo Stefano, ove si era rifugiato il Granduca con la famiglia, poiché a Siena, a San Frediano, ad Empoli eran successi gravi disordini; ma vane pure furon le sue cortesi proteste e le sue racco­mandazioni. E il diplomatico confessa di aver assistito ad uno spettacolo ben triste datogli dai terrori esagerati del Sovrano, dalle sue continue incertezze, dalla sorprendente debo­lezza del suo carattere, sicché si congedò con la certezza che gravi complicazioni avrebbero continuato a minacciare il Granducato. E in effetti il partito demagogico in Toscana andò sempre più prendendo il sopravvento. Anche nelle campagne lavoravano i repub­blicani per fondare clubs; sintomi di insubordinazione si cominciarono a manifestare tra l'armata: a Pistoia, ad esempio, vi furono aperte ribellioni. A Livorno dominava l'anarchia. E la miseria aumentava di giorno in giorno. Notizie dettagliate ci offre nei suoi dispacci il Walewslci, succeduto dal 18 febbraio del '49 al Benoit-Champy, eletto deputato alla Assemblea Legislativa, e che resterà nella sede sino alla fine del maggio del '50. La que­stione economica durante il periodo di cui ci occupiamo, sulla quale in verità manchiamo ancora di ricerche approfondite (il saggio del Di Nola, indubbiamente ben condotto, non è sufficiente alla bisogna) ha avuto sugli avvenimenti molta maggiore influenza che non si pensi, Certamente (questo almeno è il mio avviso) ha contribuito, assieme con il peri­colo < rosso , a spaventare (ed era in verità tempo I) i troppo tiepidi moderati. Non si dimentichi che a quel partito appartenevano i più riechi possidenti della regione e gran parte degli aristocratici e non solo gli intellettuali. L'11 aprile avvenne una collisione a Firenze tra fiorentini e livornesi: l'odio tra le due città era arrivato allo stremo. La guardia.-nazionale fece fuoco: 30 persone furono uccise: una quarantina'e più, forse, furono! feriti