Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
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1961
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Libri e periodici
La rivoluzione o la caduta della monarchia parevano imminenti. Finalmente i membri della municipalità di Firenze ai mossero. Il mattino del 12 comparve sui muri della città (e fu pubblicato lo stesso giorno sul Monitore toscano ) il proclama annunzi ante che il Municipio fiorentino prendeva la direzione degli affari in nome del Principe e che sperava di allontanare le avventore di un'invasione . Ma fortemente si ingannarono ì municipalisti, anche se riuscirono a ridar un po' di ordine allo Stato; e si ingannò sovra tutti il più. illustre di essi, il RicasoH, il quale il giorno dopo della restaurazione scriveva superbamente, secondo l'indole sua, al fratello Vincenzo: Il ritorno della Toscana alla monarchia costituzionale per volere spontaneo e unanime della grande maggioranza è un fatto reale, decisivo e solenne . Per evitare l'Austria essi, come dice il Salvatorelli, le si gettarono in bocca. Di fatto il Granduca non lasciò punto, 11 per 11, Gaeta, anzi supplicò i Tedeschi perchè con le armi assicurassero la sua persona dalle vendette in un eventuale suo rientro in Toscana; tant'è che il generale D'Aspre la mattina del 25 maggio occupavo Firenze alla testa di 14.000 nomini. che fosse venuto chiomato da Leopoldo lo dichiarò egli stesso pubblicamente (in contrasto con le affermazioni del Monitore toscano , legato del tutto al monarca) nel proclama fatto affiggere su tutti gli angoli delle vie poco prima del suo arrivo, U Principe giunse pochi di dopo (da Gaeta si era imbarcato con la famiglia su di una fregata a vapore napoletana che lo aveva portato a Viareggio) e per prima cosa (ciò che lasciò nella pubblica opinione una agradita impressione) elargì abbondanti onorificenze ai comandanti maggiori e minori dell'esercito austriaco (compreso lo stesso Radetzky), i quali avevano cooperato al suo felice ritorno nelle sue terre. E subito non prese iniziative contro i partiti avversi, ma l'oppressione generale la fece il D'Aspre che non osò invero di porre lo stato d'assedio a Firenze, ma gravò la mano sn Prato (son notizie riferite a Parigi dal plenipotenziario), su Arezzo, su Pistoia, ove fioccarono arresti di cittadini tra i migliori per ingegno e per amor di patria, tutti denunciati per defezione in materia politica; disarmò ovunque la guardia nazionale e proclamò la legge marziale. E il Granduca si incamminò a mano a mano anche lui verso la più dura reazione, eludendo ogni aspettativa, sorretto da un nuovo ministero formato in parte di retrogradi, il quale non ebbe mai il coraggio, durante tutta la sua lunga durato, che pochi furono i mutamenti di singoli ministri, di opporsi minimamente alle persistenti misure antiliberali del Granduca, fattosi tutto tedesco. Sui vari provvedimenti, tra il '49 e il '55 (anno dello sgombro dalla Toscana delle malviste truppe austriache) presi dalla restaurata monarchia (abrogazione dello Statuto creazione dei tribunali rivoluzionari allargamento dei poteri della polizia Concordato e relative estensioni di privilegi al clero e, per converso, restrizione di essi agli ebrei e ai protestanti e cosi via) parecchio si è scritto ainora (una buona bibliografia si trova, ad esempio, in alcuni ottimi saggi del Camerani comparsi su questa stessa rivista); ma nulla, o ben poco, sappiamo di certo dello spirito della cittadinanza in quegli anni, dell'involuzione del partito moderato e delle mene sotterranee dei partiti avversi né nulla o quasi di preciso, eccetto che dalle fonti interessateli delle figure più in vista, quali il Baldasseroni, il Boccetta, il Landucci e assai poco delle condizioni sociali del tempo a Firenze e nelle province. La raccolta del Saitta con i dispacci del conte de Monttessuy, nuovo ministro plenipotenziario al posto del Waieswski passato a Napoli, ci dà modo di farci un'idea abbastanza netta della realtà (naturalmente con le dovute cautele): realtà invero un po' diversa, in quel tristissimo decorso dell'occupazione dell'armata tedesca, da quella che generalmente si crede. Dapprima, dinanzi al dispiegamento di tanta invisa soldatesca che di giorno e di notte perlustrava il paese (anche nei più piccoli centri v'erau gruppi isolati), la popolazione dovunque rimase sgomenta e silenziosa. Ma a poco a poco riprese vigore: l'odio più accanito esplose soventi in manifestazioni collettive di aperto dispregio, specie nelle ricorrenze di date nazionali, coi seguirono naturalmente arresti e processi; ma particolarmente in singoli episodi, e ossui frequenti, di assalimento di soldati che passeggiavano tranquilli armali solo di baionette o che uscivano ubriachi dalle osterie. U movimento più notevole fu quello del partito demagogico, mentre, all'opposto, i moderati erari tornati alle loro occupazioni disinteressandosi compiutamente del progressivo irrigidimento del ministero