Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
anno
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1961
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pagina
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125
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Libri e periodici 125
coscrizione fu accolto con vive rimostranze. Numerose notizie sulla situazione in Toscana in quel torno si trovano nel terzo e ultimo volume della raccolta documentaria del Salita: ma notizie però da accogliere con maggior prudenza che per i precedenti per la mutata atmosfera, nel biennio fatidico, della politica francese; mutamento che rese necessario alla diplomazia del governo francese la sostituzione nella legazione di Firenze del plenipotenziario Ferrière-Le-Vayer che l'aveva retta dal 20 maggio 1857, ma divenuto inviso alla nuova classe dirigente toscana per il suo stretto attaccamento alla decaduta dinastia, con un diplomatico non impegnato con il suo passato, il conte Michel de Mosbourg, il quale giunse a Firenze ai primi del settembre del '59. Era più del collega avveduto e calmo e cauto, ma era particolarmente dotato di un raro spirito di osservazione, sicché i suoi giudizi, anche se determinati da una tendenza per lo più unilaterale, date le sue ferme concezioni politiche (e cioè che l'annessione al Piemonte fosse di danno non solo agli interessi della Francia ma pure a quelli della Toscana e che la federazione soltanto potesse giovare allo stesso equilibrio europeo) per lo più colgono nel segno. Efficacissimo, ad esempio, è il ritratto cb'egli traccia del Bicasoli, del quale sdegnò ogni contatto diretto, ma di cui ebbe evidentemente buona impressione per la sua tenacità dei divisamente per la sua energia di comando e la volontà assoluta del suo potere che riesce a sotto* mettere ogni opposizione e sa imporre la fiducia pur nelle più scabrose contigenze . Anche nuovi elementi offrono i suoi minuti dispacci sull'azione politica ricasoliana tra la fine del '59 e i primi mesi del '60, come, ad esempio, tutte le provvidenze da lui adottate per arrivare all'unità con parziali interventi , quali l'assimilazione al Piemonte con le dogane, le monete, i passaporti, l'amministrazione della giustizia, le unità di misura e cosi via; e gli sforzi da lui fatti in mille guise per provare all'Europa che la Toscana voleva l'annessione, mentre egli stesso scrive il diplomatico) era certo che la grande maggioranza del paese desiderava l'autonomia o tutto al più una specie di unione condizionata; come l'erezione nella più bella piazza di Firenze, che già sin d'allora egli farà chiamare con il nome d'Indipendenza, di due statue equestri in bronzo raffiguranti Napoleone UE e Vittorio Emanuele e il dono ai musei più frequentati anche dagli stranieri di numerose pitture storiche, fatte eseguire per l'occasione, delle giornate di Curtatone, di Magenta, di San Martino, dei ritratti dei più illustri patrioti del tempo, dei delegati toscani che votano per l'incompatibilità della Casa di Lorena. E tutto sempre fece senza ricorrere mai o quasi al consiglio o all'aiuto dei colleghi, come, tra l'altro, nella preparazione febbrile per le elezioni, durante la quale le notificazioni, gli appelli agli elettori, le circolari, tutti da lui composti, si succedettero con una rapidità vertiginosa.
Dopo l'esito del plebiscito (esito superiore alle sue previsioni) il de Mosbourg chiese di essere congedato, poiché i rapporti della legazione francese con la Toscana dovevano terminare (e di fatto il 1 aprile del '60 furono tolti dal palazzo, che essa sin allora aveva occupato, i vessilli francesi); ma il ministro degli affari esteri volle che egli rimanesse ancora nella capitale toscana per qualche settimana a titolo privato con il compito di continuare a seguire lo sviluppo degli avvenimenti e di riferire in proposito.
MARINO CFRAVBGNA
GUIDO SYLVA, La Vili Compagnia, dei Mille. Scritti vari di argomento garibaldino, a cara di AXBEBTO AGAZZI; Bergamo, Istituto Civitas Garibaldina del Comune di Bergamo, 1959, in 8, pp. 345. S. :p.
Le memoria-di -Guido Sylva, noto per esser stato il più giovane dei Mille, non possono collocarsi sullo slesso piano della grande letteratura garibaldina, accanto olle opere di Giuseppe Bandi e di Giuseppe Cesare Abba. E questo, non tanto perchè il Sylva, quindicenne ai tempi della spedizione, aveva atteso quasi la settantina per stendere i suoi ricordi, lasciando che molte cose sbiadissero nel tempo e che altre dimenticasse, quanto-, invece, perchè si era lasciato prendere la mano dall'epico spensierata di tempi ormai lontanò, ed aveva finito col fare la cronaca di accampamenti, di maree e di fatti d'armi, lasciando che i motivi più. profondi e vitali della rivoluzione meridionale, scomparissero n