Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; GERMANIA (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA)
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1961
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126
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126 Libri e periodici
cospetto della gloria di Calatafimi. La mancanza di una sicura ideologia, neppure acquisita a mezzo secolo dalla sua partecipazione agli eventi, e la pochezza di un lirismo che non poteva alimentarsi ad una concreta presa di coscienza, fecero di Guido Sylva un narratore di cose morte e minute. Egli seppe avere accenti di entusiasmo e di commozione solo ricordando, come accadde a quasi tutti i minori della letteratura garibaldina, gli istanti solenni e le figure leggendarie dei Mille, nella luce soffusa dell'estate mediterranea. Non vide i picciotti con gli stessi occhi dell'Abba, non capì come non sentì la guerra degli oppressi contro gli oppressori e rimase sostanzialmente il ragazzo che era, fiero della sua camicia rossa e pronto a dare la vita per essa.
È forse questo il motivo, almeno da un punto di vista sostanziale, per cui invano si cercherebbe il nome del Sylva nelle antologie di cose garibaldine, anche perchè pochissimo seppe aggiungere, dal punto di vista formale ed artistico, alla elaborazione ed al rafforzamento del romantico mito dell'Eroe dei due mondi. Luigi Russo e Benedetto Croce lo ignorarono nei loro saggi di letteratura garibaldina e Gaetano Mariani, ultimo ad avere curato una antologia di scritti garibaldini, per la casa editrice Cappelli, non lo cita neppure.
Tuttavia, l'iniziativa di ristampare le opere del Sylva, presa a suo tempo dall'Istituto Civitas Garibaldina del Comune di Bergamo, trascende il campo delle celebrazioni locali e si inserisce in una ricerca più vasta, non più limitata agli aspetti letterari ed ideali di un fenomeno che vide il romanticismo concretarsi in politica, ma rivolta all'accertamento di una realtà di fatto e dèi motivi che spinsero popolazioni, diverse per animo, per esigenze e per temperamento, ad associare la loro rivoluzione a quella dei Mille, facendo trionfare il programma di una Italia unita sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele II, Infatti, per potersi definitivamente liberare del mito dell'efficienza e dell'invincibilità dei Mille, del preconcetto, cioè, che la rivoluzione siciliana e poi meridionale non sarebbero scoppiate senza l'intervento di essi, o che se fossero scoppiate non avrebbero mai raggiunto gli obiettivi che invece raggiunsero con i soldati di Garibaldi, occorre, da un lato, dimostrare la scarsa consistenza militare dei Mille nei confronti dell'avversario e, dall'altro, come il trionfo dei Mille sia da attribuire ad una serie di altri fattori, e, non ultimo, all'intervento delle bande e delle squadre che la popolazione contadina espresse dal suo seno; fattori che non possono compendiarsi o ricondursi alla esaltazione di una epopea leggendaria, sia pure circondata dall'aureola del provvidenziale e del meraviglioso. E per rivalutare l'apporto che i Mille seppero dare alla rivoluzione meridionale una fonte utile di consultazione e di convincimento può essere rappresentata dalla memorialistica garibaldina, dalle carte e dai documenti che consentiranno, un giorno, di scrivere la storia dei Mille così come fu, di sentire e di capire quanto di usurpato e di vero vi sia nella epopea che scrissero nel sangue, ma che fu artatamente da altri, e incoscientemente da alcuni loro superstiti, travisata per amore di parte o di leggenda.
In questo senso va considerata, anche se le intenzioni dell'Istituto Civitas Garibaldina sembrano diverse, hi ristampa della storia dell'VIII Compagnia dei Mille. È noto che una delle caratteristiche dell'organizzazione dei Mille fu quella che una regolare assegnazione di gradi non sembra sia stata fatta mai nel corpo della spedizione. E pare che alla stessa suddivisione delle compagnie in plotoni, o in squadre, non fosse stata data forma precisa, al punto che lo stato delle nostre cognizioni sarebbe addirittura precario se non avessimo le memorie del nostro. Abbiamo così notizie esatte su una delle otto compagnie m cui si ripartivano i Mille, per quanto non sia dato di sapere di preciso giacché il Sylva non si cura di definirlo quale comando avessero i due ufficiali Tasca e dall'Ovo, e se le quattro squadre (diremmo oggi plotoni) che componevano l'effettivo dell'VIII Compagnia erano comandate da quattro comandanti aventi la qualifica di ufficiali o di sottufficiali. Problemi solo apparentemente eruditi e superficiali quando si pensi all'importanza dell'organico e dell'inquadramento all'epoca in cui il comando delle fanterie sul campo era praticamente affidato, dopo pochi minuti di fuoco, all'iniziativa e alla responsabilità dei singoli capi reparti.
La formazione dell'intera compagine dei Mille su otto compagnie rimase inalterata fino ad oltre Marsala, epoca in cui se ne aggiunse un'altra, i cui elementi furono presi in