Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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206
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206 Nunzio Coppola
sostenne con impavida serenità le inique persecuzioni volute dalla stolta incomprensione della Corona ed esercitate per mezzo di magistrati pavidi e prevenuti; e fu di esempio, guida e confòrto a tutti coloro che, al pari di lui, gettati nelle galere borboniche, vedevano in pericolo la vita e la libertà per aver avuto fede negli stessi ideali e combattuto per la stessa causa. Era naturale, quindi, che, nella comunanza del pericolo, stretti dal bisogno di una solidale difesa, parecchi di essi, già suoi amici personali o semplici suoi ammiratori e conoscenti, cercassero di corrispondere con lui più o meno clandestinamente, per chiedergli consiglio, comunicargli propositi, scambiare idee ed impressioni, discutere mezzi difensivi, o anche soltanto per esprimere all'uomo venerato sentimenti di ossequio e di stima. Tutto ciò appunto ci vien testimoniato in queste poche lettere superstiti di alcuni di quei suoi compagni di pena.
Non di tutti gTimprigionati per cause politiche, il Poerio condivideva le idee ed approvava i metodi di lotta. Aveva sempre apertamente disdegnato e avversato le intemperanze degli estremisti e di quanti non aborrivano dal ricorrere alla gratuita violenza per affermare la santità del principio delle libertà civili; ma ora, di fronte agli arbitri e ai soprusi del Governo interessato a sopprimere le guarentigie costituzionali giurate dal re; nella comunanza del sacrificio e del rischio, prevale in lui un superiore senso di umanità, ed afferma la solidarietà della causa, pur senza rinunziare a nessuno dei suoi principi.
Gli uomini, dei quali ora si riportano le lettere direttegli da altre prigioni, restituiti poi in libertà, come erano di provenienza ed indole diversa, seguirono, poi, vie separate e spesso affatto opposte, nella ulteriore attività, che ciascuno di essi svolse nella comune patria unificata, e variamente vi emersero o vi si segnalarono. Qualcuno, anche, non diede più motivo di far parlare di sé, né in bene né in male. Ma, a ben considerarli, il contrasto, le divergenze, o l'inclinazione all'oblio, erano già nei loro temperamenti, quali traspaiono anche da queste lettere loro; le quali ce li fanno anche apparire talvolta legati un po' come i capponi di Renzo. Ma su tutti si leva, non sfiorata neppure dalle comuni beghe, la superióre umanità e l'imperturbabile serenità del Poerio, che non si smentisce mai, in nessuna circostanza, né trista né lieta, né tranquilla né rischiosa, della vita; e richiama spontaneamente la figura dell'oraziano justum et tenacem propositi virum.
Per dare maggior rilievo e compiutezza a tale figura, aggiungo un altro gruppo di letterine, che, nel medesimo tempo, Carlo veniva scambiando coi suoi più stretti familiari: la madre, la sorella, le zie. Sono per lo più bigliettini rapidi, scarni, scritti frettolosamente, spesso a botta e risposta, sul medesimo pezzo di carta; nei quali, tra lo scambio di notizie