Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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Voci dal carcere
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larità acquistatasi in quelTufficio,l) fu promosso alla direzione, che tenne sino al 26 marzo, quando se ne dimise. A tale ufficio, da lui accettato, occorre dirlo, per spirito di sacrificio ed esclusivamente per servire il paese, si dedicò con la migliore volontà e le più oneste intenzioni del mondo. Ma non si può dire che possedesse, in misura corrispondente, anche le attitudini adeguate e, soprattutto, nella misura che i tempi difficilissimi e lTumor variabile dei cittadini richiedevano. 2) Fu piuttosto irresoluto e titubante, sia pure per desiderio di bene, quando occorreva fermezza e decisione; e, fuori di ogni opportunità o convenienza, fu a volte energico, a volte accomodante. Specialmente nella vicenda della cacciata dei gesuiti, pencolò tra il rispetto della legalità, che egli per sentimento personale e per dovere di ufficio voleva osservata, e l'acquiescenza alle intemperanze della piazza, che egli non seppe né prevenire, né moderare, né poi decisamente fronteggiare. 3) Appartenne, insomma, alla numerosa categoria di coloro che, in quei tempi eccezionali, non ebbero nulla di eccezionale, anzi molto di manchevole, nell'esercizio delle alte cariche, cui vennero chiamati, e vi fecero più parole che fatti: causa non ultima né piccola della confusione e del disordine nelle idee e nelle azioni, che dovevano inevitabilmente condurre al fallimento quella rivoluzione. Ma uomo onesto, di specchiata probità, di ottime intenzioni e di sani principi, fu sempre, in ogni circostanza. *) L'unico atto veramente energico e salutare che egli seppe compiere in quelle contingenze, fu di dimettersi, dopo circa un mese, dalla direzione della polizia, e di rimaner sordo ai più lusinghieri ed autorevoli inviti a riprendere l'attività politica, ritirandosi a vivere in campagna e dedicandosi esclusivamente alla sua profes.sione. Cosicché, quando sopravvenne la reazione, pur essendo guardato con sospetto dalla polizia, non fu trovato nei suoi atti e nelle sue parole nessun elemento per arrestarlo o
i) U MICOITELLI (Storia degli ultimi fatti di NapoHJino a tutto il 15 maggio, 2a ed., Italia, 1849, p. 170) dice che il Tofano aveva perduto molta fama di popolarità per alcune ordinanze da lui emanate quando era prefetto di polizia.
2) Alcuni degli atti da lui compiati in detto ufficio, e che danno chiara la misura della sua inadeguatezza anche dal modo come li presenta, si possono leggere nella cit. sua lettera, Appendice, pp. 172-191.
3) Questa impressione viene confermata anche dal modo come il Tofano stesso narra l'episodio: op. eh., p. 223.
4) Non è da credere affatto alla fantasiosa leggenda messa in giro colla sua solita malevola intemperanza dal PETIIUCCELH DELLA GATTINA (La rivoluzione di Napoli nel 1848, a cura di F. TOBBACA, Milano-Roma-Napoli, 1912, pp. 63 e 85): che il Tofano* cioè, direttore di Polizia, avrebbe ricevuto grosse sommo da monsignor Code per aiutarlo a fuggirò dal regno; e che, inoltre, fattosi consegnare dal medesimo le lettere private che il re aveva dirette al suo confessore, le avrebbe a sua volta, a scopo ricatta-torio, vendute al re stesso. Cfr. in proposito anche G. FORTUNATO, Appunti di storia napoletana dell'Ottocento, Bari, Laterza, 1931, p. 162.